L’acqua di Albignasegno (PD): ecco i risultati delle analisi!

L’acqua: siamo così abituati a vederla scorrere dai nostri rubinetti di casa che a volte la diamo per scontata, ma in realtà costituisce una risorsa  davvero indispensabile e dunque preziosissima.

Pensiamo a quanto uso ne facciamo, ad esempio, in cucina e a tavola: dal berne un bicchiere al prepare cibi (pastasciutta, risotti, zuppe, minestroni…), dal lavare gli alimenti (verdura, frutta…) al gustare té e tisane… insomma: l’acqua del rubinetto finisce inevitabilmente per far parte della nostra alimentazione.

Ma cosa contiene questa acqua?

Il team di biologhe di Nutrizione Sana, che si occupa di redigere piani alimentari adeguati anche in presenza di condizioni cliniche particolari, si è posto questa domanda e ha pensato di far analizzare l’acqua che scorre nelle case di Albignasego (Padova).

Ecco i risultati delle analisi (clicca sulla foto):

Analisi a cura del laboratorio BIOSAN snc, azienda che dal 2004 offre servizi di analisi e consulenza nel campo ambientale e alimentare.

Cosa ci dicono le analisi

Il cloro

Il cloro disciolto nell’acqua è libero (acido ipocloroso, con azione disinfettante): si percepisce piuttosto chiaramente e altera il sapore originario dell’acqua.

acqua limone

Avrete inoltre notato che in alcuni giorni l’acqua ha un odore “chimico” più forte, così anche il suo sapore risulta ancora più alterato: questo perché viene periodicamente disinfettata, di conseguenza l’acqua che beviamo non è sempre la stessa.

Il dato importante è che i valori di cloro disciolto riscontrati non mettono in alcun modo in pericolo la nostra salute.

Un consiglio per mitigare l’effetto “cloro” dell’acqua è quello di aggiungere qualche goccia di limone prima di berla.

La durezza

La durezza dell’acqua è misurata in gradi Francesi (°F) e secondo il DL 31/01 le acque sono considerate potabili con durezza compresa tra 15 e 50°F (dove un 1° F = 10 mg/L di carbonato di calcio (CaCO3) e quindi ad un intervallo di concentrazione di calcio carbonato di 150-500 mg/L).

Secondo le analisi la durezza della nostra acqua è piuttosto alta: con i sui 28° francesi si colloca, secondo la scala ufficiale, tra le “acque dure” (da 18°F a 30°F, oltre i 30° la classificazione è “molto dure”).

Per questo motivo consigliamo ai residenti delle nostre zone che sono particolarmente sensibili ai carbonati di fare grande attenzione al consumo frequente dell’acqua di rubinetto dell’area padovana, poiché potrebbe causare coliche renali.

Per abbassare la durezza ci sono dispositivi ad osmosi inversa (processo che trattiene carbonati come calcio e magnesio), ma non sono consigliabili in quanto si otterrebbe acqua di durezza tra 0 e 2° F (non potabile perché al di sotto della soglia dei 15° F).

Il laboratorio ci ha inoltre riferito di aver effettuato anche alcuni test con le caraffe: hanno determinato che questi dispositivi non migliorano la durezza dell’acqua e che, in alcuni casi, ci sono cartucce che rilasciano ammoniaca.

Anioni e cationi

I valori corrispondenti ad anioni e cationi (ioni con carica negativa e positiva disciolti nell’acqua) sono nella norma, ma da notare è la presenza non trascurabile di nitrati.

Le quantità di nitrati nell’acqua potabile è disciplinata per legge, poiché l’accumulo nell’organismo può portare a una condizione chiamata metaemoglobinemia. Il corpo possiede meccanismi in grado di ridurre la metaemoglobina ossidatasi spontaneamente e tenerla sotto la soglia dell’1%, ma può essere un problema per i bambini sotto i 6 mesi di età, che non sono in grado di elaborare molti nitrati.

Da tenere presente è il problema dell’esposizione dei nitriti ad alte temperature, che, in presenza di aminoacidi, possono trasformarsi in composti chiamati nitrosammine (agenti cancerogeni, presenti ad esempio nel fumo di tabacco; possono liberarsi durante la cottura delle carni lavorate, che contengono molti nitriti).

Metalli

La cosa più importante, perché influenza le principali ricadute sulla nostra salute, è tenere sotto controllo i valori dei metalli presenti nell’acqua: dalle analisi emerge che non vi siano metalli fuori dal limite consentito.

Tra i valori un po’ alti c’è l’Arsenico, con un valore di 8.6 microgrammi per litro a fronte del limite di legge pari a 10 μg/l (valore peraltro considerato accettabile solo in via transitoria dall’Organizzazione Mondiale della Salute). L’Arsenico è un metallo classificato dall’Agenzia Internazionale di Ricerca sul Cancro come elemento cancerogeno di classe 1 (pericolossimo per l’essere umano), presente nell’acqua in forma inorganica, ossia la più tossica (per approfondimenti leggi qui).

Il cromo e il ferro hanno valori assolutamente nella norma; il piombo non è presente e non sono stati riscontati altri metalli pesanti.

PFAS nell’acqua?

PFAS (acronimo inglese di PerFluorinated Alkylated Substances; in italiano Sostanze Perfluoro Alchiliche) sono sostanze che contengono almeno un atomo di carbonio completamente fluorurato. Questi composti vengono utilizzati dalle industrie per rendere resistenti ai grassi e all’acqua moltissimi prodotti (tessuti, carta, rivestimenti per contenitori di alimenti, padelle antiaderenti, pellicole fotografiche, detergenti ecc… presenti anche in alcune vernici o addirittura farmaci).

Ancora sotto indagine sono gli effetti di questi acidi perfluoroacrilicisulla salute di queste sostanze: al momento sono considerati fattori di rischio per moltissime patologie e si ritiene che siano sostanze cancerogene. Non si tratterebbe di effetti immediati, ma visibili a lungo termine dopo un’esposizione reiterata.

Nel 2013 è stato rilevato un importante inquinamento da PFAS in un’area tra le province di Vicenza, Verona e PadovaNotizia recentissima è la dichiarazione dello stato di emergenza per  PFAS in Veneto da parte del Consiglio dei Ministri (nuovo screening del 27/03/18).

Per il territorio di acquevenete, la presenza di PFAS è stata riscontrata nell’acqua proveniente dalla Centrale di Almisano di Lonigo, dal Pozzo Sant’Antonio e dalla derivazione di Almisano ex Acque Potabili.

Il comune di Albignasego si approvigiona da due fonti APS Villaverla e ETRA Camazzole: si può pertanto ritenere sicura l’acqua dei nostri rubinetti e i valori di PFAS presenti al di sotto della soglia di allarme.

Cosa fare, quindi?

Dalle analisi ottenute e da quanto riferito dai tecnici di laboratorio possiamo affermare che l’acqua del nostro rubinetto sia preferibile all’acqua in bottiglia, anche per i bambini, per lo meno sino a quando non si riscontrino particolari problemi di salute (per cui risulti necessario valutare con più cura l’opportunità o meno del consumo).

Sia per un fattore economico, che per una scelta di tipo ambientale (pensiamo all’impatto delle bottiglie in plastica!) l’acqua corrente o cosidetta “acqua del sindaco” appare perciò ancora la scelta migliore!

Per approfondimenti sull’acqua nell’area del padovano scarica il Quaderno dell’acqua

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