Perché non riesco a dimagrire? Prova a rispondere a queste domande
“Perché non dimagrisco?” È una delle domande che più spesso mi sento rivolgere durante le consulenze nutrizionali. Molte persone arrivano nel mio studio dopo aver già provato diverse diete da svariati nutrizionisti, spesso con grande impegno e tanta buona volontà, ma con la sensazione frustrante che il proprio corpo non risponda come dovrebbe.
“Dottoressa, mangio poco, faccio attenzione a quello che porto in tavola, ma il peso non scende”. È una frase tipica di molte persone demotivate, che chiedono l’ennesimo aiuto, e che merita di essere analizzata senza fermarsi alla semplice idea che basti mangiare meno per ottenere un dimagrimento efficace.
Il nostro corpo, infatti, non è una macchina che funziona secondo una formula uguale per tutti. Il peso corporeo è influenzato da molti fattori che lavorano insieme: alimentazione, metabolismo, massa muscolare, ormoni, qualità del sonno, livello di stress, attività fisica e anche il rapporto che abbiamo costruito nel tempo con il cibo.
Prima di entrare nel vivo dell’articolo, ho pensato che potesse essere utile fermarsi un momento e riflettere sulle proprie abitudini quotidiane. Questo breve test ha uno scopo orientativo: può aiutarti a capire se alcune delle cause più comuni dello stallo del peso potrebbero riguardarti.
Le domande che seguono non sostituiscono una valutazione nutrizionale personalizzata, ma possono rappresentare un primo passo per osservare con maggiore consapevolezza il proprio percorso di dimagrimento.
Tabella dei Contenuti
Test iniziale: perché non riesco a dimagrire?
Apri le domande e verifica in quali situazioni ti riconosci.
Ti capita di mangiare poco durante la giornata ma di non vedere comunque il peso scendere?
Questa situazione è più comune di quanto si pensi. Diete troppo restrittive o periodi prolungati di alimentazione molto ridotta possono portare l’organismo ad adattarsi riducendo la spesa energetica.
Segui una dieta da diverse settimane o mesi ma il peso sembra essersi fermato?
Lo stallo del peso è una fase frequente nei percorsi di dimagrimento e può dipendere da adattamenti metabolici, cambiamenti nella composizione corporea o da piccoli errori alimentari che nel tempo si accumulano senza rendersene conto.
Durante la giornata salti spesso i pasti o mangi in modo molto irregolare?
Un’alimentazione discontinua può influenzare il senso di fame, l’energia e la qualità complessiva della dieta.
Ti senti spesso stanco o con poca energia mentre stai seguendo una dieta?
Una stanchezza persistente può essere un segnale di un’alimentazione non equilibrata, insufficiente o troppo restrittiva, che non fornisce all’organismo l’energia necessaria per il proprio fabbisogno.
Hai la sensazione di avere un metabolismo “lento”?
Molte persone attribuiscono la difficoltà nel dimagrire al metabolismo “lento”. In alcuni casi può effettivamente esserci una riduzione della spesa energetica, ma spesso entrano in gioco anche altri fattori legati allo stile di vita e alla composizione corporea.
Dormi poco o hai periodi di forte stress?
La mancanza di un sonno regolare e lo stress influenzano diversi ormoni coinvolti nel metabolismo energetico e nella regolazione dell’appetito.
Fai poca attività fisica o conduci uno stile di vita molto sedentario?
Il movimento non serve solo a consumare calorie, ma contribuisce anche a mantenere attivo il metabolismo, preservando la massa muscolare.
Hai già provato molte diete diverse senza risultati duraturi?
Quando si susseguono molte diete nel tempo, il corpo può andare incontro a meccanismi di adattamento che rendono il dimagrimento più difficile.
Come interpretare il test
Se ti sei riconosciuto in una o più di queste situazioni, è possibile che il tuo percorso di dimagrimento sia influenzato da fattori alimentari, metabolici o legati allo stile di vita.
Questo non significa che il tuo corpo sia “bloccato” o che non sia possibile raggiungere il tuo obiettivo. Significa, piuttosto, che potrebbe essere necessario osservare il problema da una prospettiva più ampia, valutando tutti gli elementi che possono influenzare il peso.
Nei prossimi capitoli analizzeremo insieme le cause più frequenti per cui il peso può non scendere, anche quando si ha la sensazione di fare tutto correttamente, e vedremo quali strategie possono aiutare a costruire un percorso di dimagrimento più efficace e sostenibile.
1. Mangio poco ma non dimagrisco: è possibile?
“Dottoressa, mangio poco ma non riesco a dimagrire”, mi viene detto spesso durante la prima visita nutrizionale in studio e, nella maggior parte dei casi, dietro queste parole non c’è semplicemente una difficoltà nel perdere peso, ma anche tanta frustrazione.
Molte persone arrivano nel mio studio dopo aver già provato diverse strategie: hanno ridotto le porzioni, eliminato alcuni alimenti considerati “responsabili” dell’aumento di peso, oppure dopo aver seguito diete promettenti trovate online oppure consigliate da amici e conoscenti. Eppure, nonostante l’impegno, il risultato sembra non arrivare.
La prima cosa che cerco di spiegare è che il dimagrimento non dipende soltanto da quanto mangiamo, ma da un insieme di fattori che lavorano contemporaneamente: corretto deficit calorico, composizione corporea, qualità dell’alimentazione, attività fisica, sonno, stress e caratteristiche individuali.
Il nostro corpo, infatti, non è una semplice macchina nella quale basta introdurre meno carburante per ottenere automaticamente una riduzione del peso. È un organismo intelligente che cerca continuamente di mantenere un equilibrio interno e che può adattarsi alle condizioni che vive.
Per questo motivo, quando una persona mi dice “perché non dimagrisco anche se mangio poco?”, il mio primo pensiero non è quello di ridurre ulteriormente l’introito di cibo, ma di analizzare cosa sta realmente accadendo a quel corpo.
1.1 Perché non dimagrisco? Il problema non è sempre mangiare troppo
Il dimagrimento avviene quando il corpo utilizza più energia di quella che introduce attraverso gli alimenti, e su questo non ci piove. Tuttavia, questa definizione, se presa in modo troppo semplicistico, rischia di non considerare l’organismo umano a 360°.
Due persone infatti possono mangiare quantità simili di cibo e ottenere risultati completamente diversi.
Questo può dipendere da molti elementi:
- differenze nella composizione corporea;
- quantità di massa muscolare;
- livello di movimento quotidiano;
- adattamenti metabolici;
- ormoni;
- qualità del sonno;
- stress.
Durante le visite mi capita spesso di incontrare pazienti convinti di avere “un metabolismo completamente fermo”.
E in questi casi mi dicono di aver provato qualsiasi dieta, di mangiare pochissimo, pesando tutto e non concedendosi mai nulla. Nonostante tutti gli sforzi non vedono però il peso che cambia.
Spesso analizzando la giornata alimentare, però, scopro che il problema non è la quantità totale di cibo, ma il modo in cui è distribuita che porta a compensazioni non sane o corrette: colazione quasi inesistente, pranzo veloce e troppo scarso con una forte fame alla sera, porta a cercare alimenti più gratificanti e quindi anche con maggior densità calorica a cena.
Il corpo, semplicemente, sta cercando di compensare una giornata troppo restrittiva, tornando all’equilibrio.
Questo esempio dimostra quanto sia importante andare oltre la semplice domanda “quanto mangio?” e iniziare a chiedersi anche:
“Sto nutrendo il mio corpo nel modo corretto?”
1.2 Mangiare troppo poco può rendere più difficile il dimagrimento?
Una delle convinzioni più diffuse è che per dimagrire sia necessario ridurre sempre di più l’introito calorico.
In realtà, seguire per lunghi periodi una dieta troppo restrittiva può creare alcune difficoltà.
Quando l’organismo riceve meno energia rispetto alle proprie necessità per molto tempo, può attivare alcuni meccanismi di adattamento:
- riduzione del dispendio energetico (per molto tempo “dò meno” al mio corpo, che quindi si adatta e consuma meno);
- maggiore risparmio delle energie disponibili;
- perdita di massa muscolare (il “motore” del mio metabolismo);
- aumento della fame;
- maggiore difficoltà nel mantenere il percorso a livello psicologico.
Questo è uno dei motivi per cui molte persone vivono il classico effetto “a yo-yo”: iniziano una dieta molto rigida, ottengono una perdita di peso iniziale, ma successivamente recuperano i chili persi o si bloccano e fanno sempre più fatica a dimagrire.
Il problema non è il fatto di aver seguito una dieta, ma il tipo di approccio utilizzato.
Una strategia efficace non dovrebbe portare la persona a resistere continuamente alla fame o a vivere ogni alimento come una tentazione, ma dovrebbe insegnare a costruire un rapporto più equilibrato con il cibo.
Come dico spesso ai miei pazienti: il miglior piano alimentare non è quello “punitivo” che riesci a seguire per poche settimane “perchè tieni duro”, ma quello che puoi mantenere nel lungo tempo con facilità.
1.3 Gli errori nascosti nella giornata alimentare
Quando una persona mi racconta “mangio poco ma non dimagrisco”, è sempre indispensabile analizzare insieme una giornata tipo.
Non per cercare errori o giudicare le scelte alimentari, ma per capire quali meccanismi sono “inceppati” o possono essere migliorati.
A volte ci sono piccoli aspetti che sembrano insignificanti ma che, sommati nel tempo, possono influenzare il risultato.
Alcuni esempi frequenti sono:
- utilizzare condimenti senza considerarne la quantità;
- assaggiare più volte durante la preparazione dei pasti;
- bere bevande caloriche o alcolici senza percepirle come parte dell’alimentazione;
- arrivare ai pasti principali con una fame eccessiva;
- scegliere alimenti sani ma in quantità non adeguate al proprio fabbisogno.
Dobbiamo ricordarci che “sano” non significa automaticamente “senza limiti”.
Alimenti come frutta secca, avocado, olio extravergine di oliva o prodotti integrali sono sicuramente preziosi all’interno di una corretta alimentazione, ma devono essere inseriti nel giusto equilibrio rispetto alle esigenze della singola persona.
Mangiare bene non significa soltanto scegliere alimenti di qualità, ma anche imparare a combinarli e dosarli nel modo più adatto e personale.
1.4 La composizione dei pasti può influenzare fame e dimagrimento
Un altro aspetto che valuto sempre durante una consulenza è la composizione dei pasti.
Un’alimentazione troppo povera di alcuni nutrienti può rendere più difficile controllare la fame e la quantità degli altri nutrienti che si associano.
Ad esempio, un pasto composto quasi esclusivamente da carboidrati può portare ad abbondare con questo macronutriente ma togliendone altri, avendo così un effetto e apporto diverso rispetto a un pasto completo che comprende:
- una fonte proteica adeguata;
- verdure o alimenti ricchi di fibre;
- carboidrati nella quantità corretta;
- grassi di qualità in giusta quantità
E questo non significa eliminare pasta, pane o altri carboidrati.
Purtroppo molte persone arrivano in studio convinte che per dimagrire sia necessario togliere o ridurre drasticamente questi alimenti.
Il mio obiettivo, invece, è insegnare a inserirli nel modo corretto.
Una dieta equilibrata non deve essere una lista di divieti, ma uno strumento per imparare a gestire meglio le proprie scelte alimentari e di stile di vita.
1.5 Il ruolo della massa muscolare nel dimagrimento
Quando si parla di peso corporeo, spesso si guarda soltanto il numero sulla bilancia.
In realtà, il peso è formato da diversi componenti:
- massa grassa;
- massa muscolare;
- acqua;
- altri tessuti corporei e organi interni
Questo significa che perdere peso non sempre equivale automaticamente a “perdere grasso”.
Una persona potrebbe perdere diversi chili riducendo anche una parte importante della massa muscolare,
mentre un’altra potrebbe vedere pochi cambiamenti sulla bilancia ma ottenere una riduzione significativa della massa grassa.
Per questo motivo, durante un percorso nutrizionale, considero importantissimo valutare il quadro completo e non fermarsi solamente al peso.
Mantenere una buona massa muscolare è fondamentale perché il muscolo contribuisce al consumo energetico e aiuta il corpo a mantenere una maggiore efficienza metabolica.
1.6 Quando il problema non è la mancanza di volontà
Uno degli aspetti che considero più importanti nel mio lavoro è aiutare le persone a superare l’idea che il mancato dimagrimento sia sempre colpa di un mancato impegno personale.
Molti pazienti arrivano dicendo:
“Non sono abbastanza disciplinato”.
“Non ho forza di volontà”.
“Non riesco a controllarmi”.
In realtà, spesso il problema è un insieme di fattori che devono essere ascoltati e compresi.
Una persona può avere diverse difficoltà perché magari ha seguito troppe restrizioni in passato, oppure vive giornate molto stressanti o molto comunemente non riesce a organizzare i pasti.
Inoltre non si dà sempre la giusta importanza al sonno, che serve per il corretto recupero del corpo e spesso ci sono abitudini consolidate difficili da modificare.
Il primo passo per migliorare non è colpevolizzarsi, ma analizzare il problema principale e prenderne consapevolezza.
1.7 Ripartire da una strategia personalizzata
Se mangi poco ma non dimagrisci, la soluzione non è necessariamente mangiare ancora meno.
Spesso può essere necessario fare il contrario: fermarsi, analizzare la situazione e costruire una strategia più adatta alla propria persona.
Un percorso nutrizionale efficace deve considerare:
- la storia individuale;
- le abitudini quotidiane;
- gli obiettivi;
- le difficoltà reali;
- il rapporto con il cibo.
Ogni corpo ha caratteristiche diverse e proprio per questo, non esiste una dieta universale valida per tutti.
Il mio ruolo come biologa nutrizionista è aiutare la persona a comprendere il proprio organismo e trovare un equilibrio che possa essere mantenuto nel tempo.
Nel prossimo capitolo vedremo un altro tema molto discusso da chi cerca di perdere peso: il metabolismo bloccato è davvero una realtà oppure è un mito da sfatare?
2. Metabolismo bloccato: realtà o mito?
“Ho il metabolismo bloccato”.
È la tipica frase di diverse persone che arrivano in studio dopo diversi tentativi di dimagrimento senza ottenere, o mantenere, i risultati sperati.
Spesso dietro questa affermazione c’è una sensazione di impotenza: “Sto facendo tutto quello che posso, ma il mio corpo non collabora”.
La prima cosa che cerco di spiegare è che il metabolismo non è un interruttore che si accende o si spegne. Non esiste un momento preciso in cui il corpo smette di funzionare o “si blocca” completamente.
Il metabolismo è l’insieme dei processi attraverso cui il nostro organismo utilizza l’energia per mantenere attive tutte le funzioni vitali: respirazione, attività degli organi, temperatura corporea, movimento e riparazione dei tessuti.
Quando parliamo di “metabolismo lento”, spesso ci riferiamo a una situazione in cui il consumo energetico dell’organismo è inferiore rispetto alle aspettative oppure in cui il corpo si è adattato, ma non rallentato, a determinate condizioni e/o a determinati introiti calorici.
Questo adattamento è una caratteristica naturale dell’organismo e nasce da un meccanismo di sopravvivenza: il corpo cerca sempre di mantenere un suo equilibrio.
2.1 Che cosa significa davvero avere il metabolismo lento
Il metabolismo basale rappresenta l’energia che il nostro corpo consuma a riposo per mantenere in funzione gli organi e per le proprie attività vitali.
Questo consumo varia molto da persona a persona e dipende da diversi fattori:
- età;
- altezza e peso;
- genetica;
- quantità di massa muscolare;
- ormoni;
- stile di vita.
Un concetto che ritengo importante chiarire è che non esiste un metabolismo uguale per tutti.
Due persone della stessa età e con lo stesso peso possono avere consumi energetici differenti perché la loro composizione corporea può essere diversa.
Ad esempio, una persona con una maggiore quantità di massa muscolare tende ad avere un dispendio energetico superiore rispetto a una persona con lo stesso peso ma con una percentuale maggiore di massa grassa.
Per questo motivo, quando una persona mi dice:
“Dottoressa, ho il metabolismo lento perché peso tanto e non riesco a dimagrire”
cerco sempre di approfondire la situazione senza fermarmi al numero sulla bilancia.
Il peso, infatti, è solo un primo dato che preso da solo può non essere esplicativo. Per comprendere davvero cosa sta succedendo bisogna valutare l’insieme delle abitudini e delle caratteristiche individuali.
2.2 Il metabolismo può adattarsi alla dieta?
Uno degli aspetti più interessanti del nostro organismo è proprio la capacità di adattarsi.
Quando una persona segue per molto tempo una dieta molto restrittiva, il corpo può modificare alcuni processi per consumare meno energia.
Questo fenomeno viene definito adattamento metabolico.
In pratica, se l’organismo riceve per un periodo prolungato meno energia rispetto alle proprie necessità, deve cercare di risparmiare risorse attraverso diversi meccanismi.
Tra questi possiamo osservare:
- riduzione del dispendio energetico;
- diminuzione spontanea del movimento quotidiano;
- perdita di massa muscolare;
- aumento della fame;
- maggiore difficoltà nel mantenere il peso perso.
Questo è uno dei motivi per cui alcune persone raccontano:
“Prima riuscivo a dimagrire facilmente, ora invece anche con una dieta molto rigida non ottengo risultati”.
Non significa che il metabolismo sia stato “danneggiato per sempre”, ma che il corpo potrebbe essersi adattato a una storia di continue restrizioni e andare un po’ “a risparmio”.
Durante le consulenze mi capita spesso di incontrare persone che negli anni hanno alternato molte diete restrittive magari solo per qualche mese o addirittura settimane per perdere peso velocemente per un’occasione particolare (matrimonio, estate, rientrare in un vestito ecc..).
Questo però ci rema contro perché il recupero del peso sarà tanto veloce quanto lo era stato perdere peso, si torna nuovamente alle vecchie abitudini, e ciclicamente si cercherà una nuova dieta ancora più restrittiva.
Questo meccanismo può diventare un circolo vizioso difficile da interrompere.
L’obiettivo non dovrebbe quindi essere forzare continuamente il corpo a mangiare sempre meno, ma creare condizioni favorevoli affinché il metabolismo possa lavorare nel modo più efficiente possibile.
2.3 Massa muscolare e metabolismo: perché è importante proteggerla
Quando si parla di dimagrimento, spesso ci si focalizza troppo nel voler vedere un numero più basso sulla bilancia.
Tuttavia, un dimagrimento efficace non significa semplicemente perdere peso: significa soprattutto ridurre la massa grassa mantenendo il più possibile la massa muscolare.
Il muscolo è un tessuto metabolicamente attivo e contribuisce al consumo energetico quotidiano.
Quando una dieta è troppo restrittiva o poco equilibrata, il rischio è perdere anche massa magra (massa muscolare + liquidi). Questo può rendere più difficile il mantenimento del risultato nel tempo.
Per questo motivo, durante un percorso nutrizionale, considero fondamentali alcuni aspetti:
- adeguato apporto proteico;
- alimentazione equilibrata;
- attività fisica mirata;
- mantenimento della forza muscolare.
Un esempio pratico è quello di una persona che perde velocemente 8 kg seguendo una dieta molto rigida. La bilancia mostra un risultato positivo, ma una parte importante del peso perso potrebbe essere costituito da liquidi e/o da massa muscolare.
Un’altra persona potrebbe invece perdere 5 kg nel giusto tempo, ma ridurre significativamente il grasso corporeo e migliorare la propria composizione corporea.
Quale dei due risultati è realmente più efficace?
→ Non sempre quello che mostra il numero più basso sulla bilancia.
2.4 Come capire se il problema è davvero il metabolismo
Quando un paziente arriva dicendo “ho il metabolismo bloccato”, il mio primo passo è ascoltare la sua storia.
Non esiste un’unica causa che spiega la difficoltà nel dimagrimento.
Durante una valutazione nutrizionale analizzo diversi aspetti:
- storia del peso negli anni;
- precedenti diete seguite;
- organizzazione dei pasti;
- livello e frequenza di attività fisica;
- qualità del sonno;
- stress;
- eventuali condizioni cliniche.
A volte quello che viene interpretato come metabolismo lento è in realtà legato ad altri fattori.
Un esempio:
una persona mangia troppo poco durante il giorno e recupera la sera, si muove molto meno rispetto al passato e ha perso forza e massa muscolare; Oppure ancora può dormire poco e male per un periodo di forte stress e seguire un’alimentazione apparentemente corretta ma non adeguata alle proprie necessità.
Per questo motivo è importante evitare diagnosi semplicistiche.
Il metabolismo non è un nemico contro cui combattere, ma un sistema importantissimo e che deve essere compreso.
Se sei interessato al ruolo dell’alimentazione nel velocizzare il metabolismo, leggi il nostro approfondimento qui: “Come Accelerare il Metabolismo: consigli, Abitudini e Cibi che fanno Davvero la Differenza“
3. Insulina e difficoltà a dimagrire
Quando si parla di difficoltà nel perdere peso, un altro argomento molto discusso è il ruolo dell’insulina.
Negli ultimi anni questo ormone è stato spesso nominato tre le cause dell’aumento di peso, creando però anche molta confusione.
È importante chiarire subito un concetto: l’insulina non è un ormone negativo da eliminare, ma al contrario, è fondamentale per la nostra salute.
L’insulina è un ormone che viene prodotto dal pancreas e permette al glucosio presente nel sangue di entrare nelle cellule, dove viene utilizzato per produrre energia.
Il problema può nascere quando questo sistema non funziona in modo ottimale, ad esempio quando le cellule diventano meno sensibili all’azione dell’insulina, e faticano a fare entrare e ad utilizzare il glucosio libero.
Questa condizione prende il nome di insulino-resistenza.
3.1 Che cos’è l’insulina e perché può influenzare il peso
Ogni volta che mangiamo alimenti contenenti carboidrati, questi vengono trasformati durante la digestione in glucosio.
Il glucosio entra nel sangue e viene utilizzato come fonte energetica.
L’insulina ha il compito di facilitare questo passaggio, permettendo allo zucchero di entrare nelle cellule.
Possiamo immaginarla come una chiave che apre una porta: senza questa chiave, il glucosio rimarrebbe nel sangue senza essere utilizzato correttamente.
Quando il meccanismo funziona bene, il corpo riesce a gestire efficacemente l’energia introdotta con il cibo.
In alcune situazioni, però, le cellule diventano meno sensibili all’insulina. Il pancreas di conseguenza cerca di aumentare la produzione di questo ormone per mantenere l’equilibrio.
Questa situazione può essere associata a:
- maggiore difficoltà nel controllo della fame;
- aumento del grasso addominale;
- maggiore desiderio di alimenti ricchi di zuccheri;
- difficoltà nella gestione del peso.
Tuttavia, è importante ricordare che il dimagrimento non dipende mai da un solo elemento.
L’insulina è un fattore da considerare all’interno di un quadro più ampio.
3.2 Insulino-resistenza: quando il corpo gestisce meno efficacemente gli zuccheri
Abbiamo detto che l’insulino-resistenza si verifica quando le cellule rispondono meno efficacemente all’insulina.
In pratica, il corpo deve produrne una quantità maggiore per cercare di ottenere lo stesso effetto.
Alcune persone possono notare segnali come:
- fame frequente;
- difficoltà a sentirsi sazi dopo i pasti;
- desiderio intenso di dolci;
- accumulo di grasso nella zona addominale;
- cali di energia.
Durante una consulenza, quando una persona racconta:
“Dottoressa, dopo pranzo ho sempre bisogno di qualcosa di dolce”
non parto mai dall’idea che manchi semplicemente il controllo.
Analizzo invece come è composto il pasto.
Era presente una quota sufficiente di proteine?
C’erano fibre?
La quantità di carboidrati era adeguata?
Il pasto era completo?
Molto spesso il problema non è il singolo alimento, ma l’equilibrio generale.
3.3 Alimentazione e gestione della glicemia
Una corretta alimentazione può aiutare a mantenere una migliore stabilità energetica durante la giornata.
Questo non significa eliminare completamente pane, pasta o altri carboidrati.
Una delle idee più diffuse, purtroppo, è che per dimagrire sia necessario togliere tutti gli alimenti che aumentano la produzione di insulina.
In realtà, anche i carboidrati possono tranquillamente far parte di una dieta equilibrata.
L’importante è inserirli nel contesto corretto e nelle corrette quantità.
Alcuni aspetti importanti sono:
- associare carboidrati e proteine;
- aumentare il consumo di fibre;
- scegliere alimenti poco processati;
- evitare pasti troppo sbilanciati;
- mantenere una regolare attività fisica e bilanciare la dieta in base a questa.
L’obiettivo non è eliminare gli alimenti, ma insegnare al corpo a gestire meglio l’energia.
Inoltre, come sempre, vi ricordiamo che mangiare in modo equilibrato non è importante solo per chi è attento all’alimentazione ma è uno strumento per vivere meglio. Leggete qui: “Mangiare sano: i benefici di una dieta equilibrata“
3.4 Quando approfondire il quadro metabolico
Non tutte le persone che hanno difficoltà a dimagrire presentano un problema legato all’insulina.
Tuttavia, in alcune situazioni può essere utile approfondire il quadro metabolico con il supporto dei professionisti sanitari.
Alcuni segnali che meritano attenzione possono essere:
- difficoltà persistente nel perdere peso;
- aumento del grasso soprattutto in zona addominale;
- familiarità per diabete;
- forte fame dopo poco il pasto;
- alterazioni degli esami ematici (glicemia, glicata, insulina, HOMA index).
La valutazione deve essere però sempre personalizzata.
Il mio approccio come biologa nutrizionista non è cercare un unico responsabile del mancato dimagrimento, ma comprendere come tutti i fattori interagiscono tra loro.
Il metabolismo, gli ormoni, l’alimentazione e lo stile di vita fanno parte dello stesso sistema.
Nel prossimo capitolo vedremo un altro aspetto fondamentale: gli errori alimentari più comuni che possono ostacolare il dimagrimento anche quando abbiamo la sensazione di mangiare correttamente.
4. Perché non dimagrisco: gli errori alimentari più comuni
Quando una persona arriva nel mio studio dicendo “Dottoressa, mangio sano ma non riesco a dimagrire”, spesso il primo passo è analizzare insieme la sua giornata alimentare.
Molte volte non ci sono grandi errori evidenti. Il problema può essere nascosto in alcune abitudini quotidiane che, ripetute nel tempo, possono influenzare il risultato finale.
Uno degli aspetti più importanti che cerco di trasmettere ai miei pazienti è che dimagrire non significa semplicemente mangiare meno o eliminare determinati alimenti.
Un’alimentazione efficace deve essere:
- equilibrata;
- adeguata ai propri fabbisogni;
- sostenibile nel tempo;
- compatibile con la propria vita quotidiana.
Infatti, molte persone arrivano alla consulenza dopo aver seguito numerose regole rigide: niente pasta, niente pane, niente dolci, cena sempre leggerissima, continui sacrifici.
All’inizio queste strategie possono sembrare efficaci, ma spesso portano a un rapporto conflittuale con il cibo e diventano difficili da mantenere.
Il mio lavoro consiste proprio nell’aiutare la persona a capire quali meccanismi stanno ostacolando il percorso, senza trasformare l’alimentazione in una continua rinuncia.
4.1 Saltare i pasti aiuta davvero a perdere peso?
L’errore più frequente è pensare che saltare i pasti, o fare il tanto nominato Digiuno Intermittente, sia sempre una strategia utile per dimagrire.
Il ragionamento sembra semplice:
“Se mangio meno volte durante la giornata, introduco meno calorie e quindi perderò peso”.
In realtà, per molte persone, questo approccio può creare l’effetto opposto.
Saltare frequentemente i pasti può portare invece ad una maggiore fame nelle ore successive facendo poi difficoltà a controllare le quantità e ricercando alimenti più gratificanti, non accorgendosi che il pasto serale diventa troppo abbondante, andando a recuperare anche le calorie non introdotte prima.
Un esempio molto comune è quello della persona che durante la giornata cerca di “risparmiare calorie”:
al mattino solo un caffè, a pranzo un’insalata con pochi macronutrienti, nulla negli spuntini, ma a sera, dopo una giornata intensa ma scarica di energia, il corpo presenta il conto.
“Non capisco perché la sera mangerei tutto quello che trovo”.
In realtà, spesso non è un problema di volontà, ma una risposta fisiologica a una giornata in cui il corpo non ha ricevuto sufficiente energia.
Questo non significa che tutti debbano necessariamente fare cinque pasti al giorno, ogni persona ha esigenze diverse, ma l’obiettivo è trovare una distribuzione dei pasti sostenibile con la vita della persona, che permetta di avere energia, sazietà e un buon rapporto con il cibo.
4.2 Mangiare sano ma nella quantità sbagliata
Un altro aspetto da considerare riguarda la differenza tra qualità degli alimenti e quantità necessaria.
É vero che negli ultimi anni c’è stata una maggiore attenzione verso l’alimentazione sana, e questo è sicuramente un aspetto positivo.
Molte persone hanno imparato a scegliere ed utilizzare più:
- cereali integrali;
- frutta secca;
- olio extravergine di oliva;
- alimenti poco processati;
- frutta e verdura.
Tuttavia, anche gli alimenti più salutari devono essere inseriti nel contesto corretto.
Un alimento può essere nutrizionalmente prezioso, ma fornire comunque una quantità significativa di energia e quindi di calorie.
Pensiamo, ad esempio, alla frutta secca: è ricca di grassi buoni, minerali e sostanze importanti per l’organismo, ma le quantità devono essere adeguate alle necessità della persona.
Lo stesso vale per olio extravergine, avocado, formaggi o prodotti considerati “fit”.
Il problema non è l’alimento in sé, ma la quantità e l’equilibrio generale della giornata.
Dobbiamo ricordarci che:
“Non esistono alimenti magici che fanno dimagrire e alimenti proibiti che fanno ingrassare: conta il modo in cui vengono inseriti nel proprio stile alimentare”.
4.3 La fame serale e la voglia di dolci
“Durante il giorno sono bravissima, ma la sera non riesco più a controllarmi”.
Altro problema comune a molti.
Diverse persone vivono la fame serale come una mancanza di autocontrollo, ma nella maggior parte dei casi è il risultato di diversi fattori che si sono accumulati durante la giornata.
Le cause più frequenti sono sempre:
- pasti troppo poveri nella prima parte della giornata;
- scarso apporto di proteine;
- poche fibre;
- stress;
- stanchezza psico-fisica;
- restrizioni eccessive.
Un esempio tipico è quella persona che arriva alla sera dopo una giornata lavorativa intensa.
Durante il giorno ha mangiato poco perché voleva “tenersi” per dimagrire, non ha avuto tempo per una pausa e, finalmente a casa, davanti alla dispensa, sente il bisogno di concedersi qualcosa.
In quel momento il cibo diventa una risposta non solo alla fame, ma anche alla necessità di rilassarsi.
Per questo motivo è importantissimo distinguere la fame fisica, legata a un reale bisogno energetico, dalla fame emotiva, legata a stress, stanchezza o emozioni.
Riconoscere quale fame abbiamo permette di renderci consapevoli, analizzare la giornata alimentare e quindi intervenire in modo più efficace.
4.4 Il ruolo delle emozioni nel rapporto con il cibo
Il cibo non è soltanto nutrimento, ma è anche piacere, socialità, ricordo e conforto.
Per questo motivo il rapporto con l’alimentazione è influenzato anche dalle emozioni: stress, noia, tristezza o stanchezza possono portare a cercare nel cibo una gratificazione immediata.
Questo comportamento non deve essere interpretato come un fallimento personale.
Quando una persona mi dice:
“Non riesco a controllarmi davanti ai dolci”
cerco di capire cosa succede prima di quel momento, e mi chiedo:
- Ha dormito abbastanza?
- Ha mangiato in modo equilibrato durante il giorno?
- È in un periodo particolarmente stressante?
- Sta seguendo una dieta troppo rigida?
Spesso il comportamento alimentare è solo il sintomo di un disequilibrio che deve essere sistemato.
4.5 Le diete troppo rigide possono diventare un ostacolo
Uno dei motivi per cui molte persone non riescono a mantenere i risultati raggiunti è l’approccio troppo restrittivo.
Una dieta basata solo su divieti può funzionare per un breve periodo, ma difficilmente può diventare uno stile di vita sostenibile.
Quando una persona vive il cibo attraverso regole rigide del tipo “questo non posso mangiarlo mai” oppure “se mangio questo ho rovinato tutto” rischia di entrare in un ciclo fatto di eccesso o perdita di controllo.
L’approccio corretto è quello invece di educare alla flessibilità; una cena fuori, un dolce o un alimento più calorico possono tranquillamente far parte di un’alimentazione equilibrata, se inseriti nel giusto contesto.
L’obiettivo non è essere perfetti, ma imparare a gestire le scelte, conoscendo il proprio corpo.
5. Attività fisica e dimagrimento
Quando si parla di perdita di peso, l’attività fisica viene spesso troppo o troppo poco considerata come soluzione per il dimagrimento.
Molte persone iniziano ad allenarsi con grande motivazione e si aspettano che il peso inizi automaticamente a scendere, altre invece fanno fatica e rimandano l’inizio di una qualsiasi attività fisica.
Nel primo caso, dopo alcune settimane, arrivano in studio dicendo:
“Dottoressa, faccio sport ma non dimagrisco”.
Questa situazione è molto comune e merita di essere spiegata.
L’attività fisica è fondamentale per la salute, per il metabolismo e per il benessere generale, ma il rapporto tra movimento e dimagrimento non è così diretto come spesso immaginiamo.
Allenarsi non significa automaticamente perdere peso, perché il risultato finale dipende dall’interazione tra:
- alimentazione;
- tipo e frequenza di allenamento;
- composizione corporea;
- movimento quotidiano extra allenamento;
- adattamenti dell’organismo.
Nel secondo caso invece,
“Dottoressa, non ho tempo di iniziare a fare dell’attività fisica”
è importante spiegare che con un solo introito minore di calorie assunte rispetto quelle consumate, spesso è più difficile arrivare al risultato finale sperato e che dopo aver creato il deficit calorico solo con la restrizione di calorie, senza un consumo ulteriore da parte del corpo, il peso arriva, come sopra detto, ad uno stallo.
5.1 Perché fare sport non significa automaticamente dimagrire
Quando iniziamo un’attività fisica, il corpo e le abitudini possono adattarsi in diversi modi.
Ad esempio, una persona che si allena molto potrebbe inconsapevolmente muoversi meno di prima durante il resto della giornata, aumentare le quantità di cibo perché percepisce di aver consumato energia o scegliere più spesso alimenti gratificanti dopo l’allenamento.
Questo non significa che lo sport non serva.
Al contrario, significa che deve essere inserito all’interno di una strategia completa.
Il dimagrimento non si costruisce con un singolo elemento, ma con l’equilibrio tra diverse abitudini.
5.2 Il ruolo dell’allenamento nella perdita di grasso
Come detto finora, l’obiettivo principale del dimagrimento dovrebbe essere ridurre la massa grassa mantenendo la massa muscolare e questo aspetto è fondamentale perché il muscolo contribuisce al mantenimento di un metabolismo efficiente.
Per questo motivo, oltre all’attività aerobica (camminata, corsa, nuoto, bici ecc..), è molto utile inserire anche esercizi di forza.
L’allenamento contro resistenza può aiutare a:
- preservare la massa muscolare durante il dimagrimento;
- migliorare la composizione corporea;
- aumentare forza e funzionalità.
Una persona può perdere peso, ma se perde molta massa muscolare il risultato potrebbe essere meno vantaggioso nel lungo periodo.
5.3 Il movimento quotidiano che spesso dimentichiamo
Quando parliamo di attività fisica, spesso pensiamo solo alla palestra o allo sport programmato.
Tuttavia, anche il movimento quotidiano ha un ruolo importante.
Camminare, fare le scale, muoversi durante il lavoro o interrompere lunghi periodi seduti contribuisce al consumo energetico giornaliero.
Due persone possono allenarsi entrambe tre volte alla settimana, ma avere livelli di movimento e quindi consumo completamente diversi nel resto della giornata.
Per questo durante le consulenze chiedo spesso:
“Quanto ti muovi realmente durante la giornata?”
La risposta spesso sorprende il paziente, perché ci si rende conto che lavoro e stanchezza portano a trascorrere seduti molto più tempo rispetto a quanto si immaginava.
5.4 La bilancia non racconta sempre il risultato
L’errore più comune è valutare il successo di un percorso soltanto attraverso il peso, il numero sulla bilancia.
Quando una persona inizia ad allenarsi può succedere che all’inizio veda il peso cambiare poco ma che inizino a vedersi differenze nelle circonferenze corporee (e spesso i vestiti sono un buon indicatore per vedere delle modificazioni) proprio perchè migliora la composizione corporea riducendo grasso ma aumentando muscolo.
In questi casi il percorso sta funzionando al meglio.
Un altro interferente che fa variare molto il numero sulla bilancia è l’acqua; un pasto più abbondante in carboidrati e/o ricco in sale (es pizza) porta fisiologicamente a farci trattenere più liquidi;
il giorno dopo quel chilo in più sulla bilancia è “passeggero” dato appunto da una maggiore ritenzione di liquidi che tornerà nella normalità appena si riprenderà l’alimentazione corretta.
Per questo motivo considero importante valutare diversi indicatori e non fermarsi soltanto al peso.
Il vero obiettivo non è semplicemente pesare meno, ma avere un corpo più sano, efficiente e in equilibrio.
Nel prossimo capitolo vedremo un altro aspetto fondamentale: quando il problema non è la dieta e quali fattori esterni, come stress, sonno e ormoni, possono influenzare il percorso di dimagrimento.
6. Quando il problema non è la dieta
Quando un paziente arriva nel mio studio perché non riesce a dimagrire, la prima reazione sarebbe quella di pensare che il problema sia esclusivamente quello che porta in tavola.
“Devo togliere ancora qualcosa?”
“Devo ridurre ancora le quantità?”
“Quale alimento mi impedisce di perdere peso?”
Ma il dimagrimento non dipende soltanto dall’alimentazione: il nostro organismo è un sistema complesso in cui diversi elementi come alimentazione, metabolismo, ormoni, sonno, stress, attività fisica e stato emotivo, comunicano continuamente tra loro
Per questo motivo può capitare che una persona segua un’alimentazione apparentemente corretta, ma continui a fare fatica a perdere peso perché altri aspetti della sua vita stanno influenzando il funzionamento dell’organismo.
Durante le consulenze è usuale incontrare persone che hanno già eliminato moltissimi alimenti, ma arrivano stanche, stressate e con la sensazione di essere sempre in lotta con il proprio corpo.
In questi casi il primo passo non è togliere ancora, ma osservare il quadro completo e cercare di comprenderlo.
6.1 Stress e cortisolo: il peso delle emozioni sul dimagrimento
Lo stress è una componente sempre più presente nella vita quotidiana.
Lavoro, famiglia, impegni, responsabilità e ritmi frenetici possono creare periodi in cui il nostro organismo rimane costantemente sotto pressione.
Uno stress occasionale è normale e il corpo è in grado di gestirlo. Il problema può nascere quando questa condizione diventa cronica e si protrae nel tempo.
In queste situazioni entra in gioco il cortisolo, un ormone prodotto dal nostro organismo coinvolto nella risposta allo stress.
Il cortisolo svolge funzioni importanti, ma quando i livelli di stress rimangono elevati per molto tempo può influenzare diversi aspetti collegati anche al peso corporeo.
Ad esempio, alcune persone sotto stress possono sperimentare:
- maggiore desiderio di alimenti dolci o molto gratificanti;
- difficoltà nel controllo della fame;
- maggiore stanchezza;
- riduzione della voglia di muoversi;
- peggioramento della qualità del sonno.
Questo può portare a non avere necessariamente una fame fisica importante, ma a sentire il bisogno di concedersi un momento di gratificazione dopo una giornata lunga e impegnativa.
“Dottoressa, mangio perché sono stanca, è il mio momento di relax”.
Questa frase è molto significativa perché dimostra come il cibo possa diventare una risposta non solo al bisogno energetico, ma anche a quello emotivo.
In questi casi non serve semplicemente imporre un divieto, ma è necessario comprendere il comportamento e trovare insieme strategie alternative più efficaci: inserire uno spuntino controllato, educare al riconoscimento della fame emotiva/fisica, gestire la respirazione, fare un’attività alternativa per deviare l’attenzione ecc..
6.2 Dormire poco può ostacolare la perdita di peso?
Il sonno è uno degli elementi più sottovalutati nei percorsi di dimagrimento.
Molte persone considerano il riposo una priorità secondaria:
“Ho sempre dormito poco”.
In realtà, dormire poco o in modo non riposante può influenzare diversi meccanismi coinvolti nella regolazione del peso e dell’appetito.
La mancanza di sonno può modificare il rapporto tra fame e sazietà, rendendo più difficile ascoltare correttamente i segnali del corpo.
Quando dormiamo poco possiamo osservare un maggiore desiderio di cibi ricchi di energia facendo più difficoltà a controllare gli impulsi alimentari, avere meno energia per fare attività fisica e percepire più stress.
Un esempio pratico riguarda chi dorme poche ore per notte e affronta giornate molto impegnative.
La stanchezza porta spesso a cercare alimenti che forniscano energia rapidamente, come snack o dolci.
Non è semplicemente una questione di forza di volontà: il corpo sta cercando un modo veloce per compensare una carenza di recupero.
Per questo motivo, quando valuto un percorso nutrizionale, considero sempre anche la qualità del sonno.
È importante chiedere:
- quante ore dormi?
- ti svegli riposato?
- il sonno è continuo?
- hai periodi frequenti di insonnia?
perchè sono informazioni che possono fare la differenza nella comprensione del quadro generale e possono essere utili nel capire una difficoltà nella perdita di peso.
6.3 Quando possono entrare in gioco fattori ormonali o condizioni specifiche
Non tutte le difficoltà nel dimagrimento dipendono da problemi ormonali o di sonno/stress.
Tuttavia, in alcune situazioni può essere utile approfondire alcuni aspetti con il supporto di altri professionisti sanitari.
Tra le condizioni che possono influenzare il peso troviamo, ad esempio:
Alterazioni della tiroide
La tiroide produce ormoni coinvolti nella regolazione del metabolismo.
Quando la sua funzione è alterata, possono comparire diversi segnali tra cui i più comuni:
- stanchezza persistente;
- variazioni del peso;
- maggiore sensibilità al freddo;
- cambiamenti dell’energia quotidiana
- maggiore perdita di capelli.
Un’eventuale alterazione deve essere valutata attraverso gli opportuni approfondimenti medici.
Sindrome dell’ovaio policistico
La sindrome dell’ovaio policistico è una condizione caratterizzata da alterazioni ormonali e metaboliche che può interessare alcune donne.
In alcune può essere associata ad una maggiore difficoltà nella gestione del peso per alterazioni della sensibilità insulinica e irregolarità mestruali, che comportano una maggiore difficoltà anche nel controllo della fame.
La menopausa rappresenta una fase in cui il corpo cambia.
La riduzione degli estrogeni può influenzare:
- distribuzione del grasso corporeo;
- massa muscolare;
- metabolismo;
Molte donne mi raccontano:
“Dottoressa, mangio come prima ma il mio corpo non risponde più allo stesso modo”.
Ed è una considerazione corretta: il corpo cambia e anche l’approccio nutrizionale deve adattarsi.
7. Cosa fare se non riesci a dimagrire
Quando una persona arriva al punto di dire “non riesco più a dimagrire”, spesso è molto demotivato perché ha già provato molte strategie diverse senza vedere risultati.
Diete drastiche, eliminazioni, sacrifici e tentativi ripetuti possono portare alla sensazione di aver perso il controllo del proprio corpo.
Il primo passo per ripartire è cambiare prospettiva.
Il mancato dimagrimento non deve essere interpretato come un fallimento, ma come un segnale che qualcosa deve essere analizzato.
Il corpo sta comunicando un messaggio e il compito del nutrizionista è aiutare la persona a comprenderlo.
7.1 Analizzare il problema senza colpevolizzarsi
Uno degli aspetti più importanti del percorso nutrizionale è superare il senso di colpa.
Molte persone arrivano in studio dicendo:
“Non ho abbastanza forza di volontà”.
In realtà, spesso non è questo il problema.
Dietro una difficoltà alimentare possono esserci abitudini non adeguate costruite negli anni difficili da sradicare, mancanza di organizzazione, stress/stanchezza, oppure difficoltà, anche emotive, all’approccio con una nuova dieta perchè reduci da schemi troppo rigidi.
Durante una consulenza non cerco errori da punire, ma informazioni da comprendere.
Capire perché una persona mangia in un certo modo è molto più utile che semplicemente dirle cosa dovrebbe fare.
7.2 Personalizzare il percorso alimentare
Affidarsi a schemi uguali per tutti è la cosa più sbagliata da fare, ogni persona ha una storia diversa seppur peso e altezza siano gli stessi.
Un piano nutrizionale efficace deve tenere conto di:
- esigenze energetiche personali;
- stile di vita;
- orari;
- preferenze alimentari, allergie/intolleranze;
- obiettivi personali;
- eventuali problematiche metaboliche o patologie in essere o pregresse.
Una dieta può essere perfetta dal punto di vista teorico, ma se non è compatibile con la vita reale della persona difficilmente sarà mantenuta.
Per questo motivo preferisco costruire percorsi realistici, che possano accompagnare il paziente nel tempo.
7.3 Il ruolo del biologo nutrizionista nel percorso di dimagrimento
Il lavoro del nutrizionista non consiste semplicemente nel consegnare un foglio con una dieta standard.
Durante una consulenza è fondamentale innanzitutto conoscere la storia della persona e analizzare le sue abitudini alimentari dopo un’attenta anamnesi iniziale.
Valutare la composizione corporea, e non fermarsi solo al peso, capire quali possono essere i possibili ostacoli, e solo infine creare la strategia più adeguata.
Spesso il cambiamento non nasce da grandi rivoluzioni, ma dalla modifica di alcune abitudini quotidiane.
Un paziente che impara a gestire meglio la fame serale, che riesce a organizzare i pasti anche nelle giornate più impegnative o che torna a vivere il cibo senza ansia sta già facendo un importante passo avanti.
7.4 Creare risultati duraturi senza rincorrere diete miracolose
Il vero obiettivo del dimagrimento non dovrebbe essere perdere peso velocemente, ma imparare a mantenerlo.
Le diete drastiche spesso promettono risultati rapidi, ma raramente insegnano qualcosa che possa essere applicato nel lungo periodo.
Un percorso efficace permette invece di ascoltare i segnali del corpo, sapersi gestire le porzioni e organizzare i propri pasti.
Le occasioni sociali non devono essere affrontate con il timore di “rovinare tutto”, ma con la serenità e la consapevolezza che non è un pasto diverso che rovina il percorso.
Il successo non è essere perfetti ogni giorno; il successo è riuscire a tornare alle proprie abitudini corrette anche dopo un momento diverso dal solito.
Conclusioni: Se non dimagrisco, da dove posso ripartire?
Se il peso non scende nonostante gli sforzi, la soluzione non è necessariamente aumentare le restrizioni.
Spesso è necessario fermarsi e osservare il quadro completo.
Abbiamo detto che il dimagrimento è influenzato da molti elementi: alimentazione, metabolismo, attività fisica, stress, sonno e caratteristiche personali.
Comprendere questi aspetti permette di abbandonare la ricerca della dieta perfetta e iniziare un percorso più consapevole.
Come biologa nutrizionista, il mio obiettivo non è dare una dieta da seguire per poche settimane, ma aiutare ogni persona a costruire un modo nuovo e più equilibrato di prendersi cura di sé.
Perché il vero risultato non è soltanto perdere peso, ma raggiungere un equilibrio che possa essere mantenuto nel tempo.
FAQ: Domande frequenti su perché non dimagrisco
Perché non dimagrisco anche se mangio poco?
Mangiare poco non sempre significa creare le condizioni migliori per dimagrire. Diete troppo restrittive possono portare il corpo ad adattarsi, aumentando la fame e riducendo il consumo energetico. È importante valutare qualità, quantità e organizzazione dei pasti.
Perché il peso non scende ma perdo centimetri?
Può succedere quando diminuisce la massa grassa e viene mantenuta o aumentata la massa muscolare. La bilancia non è l’unico parametro da considerare: circonferenze e composizione corporea sono addirittura più importanti.
Il metabolismo lento esiste davvero?
Il metabolismo non si blocca, ma può adattarsi a determinate condizioni. La massa muscolare, lo stile di vita, l’età e molte altre variabili influenzano il consumo energetico.
Perché ho sempre fame anche se mangio abbastanza?
La fame può essere influenzata da diversi fattori: composizione dei pasti, stress, sonno insufficiente e precedenti restrizioni alimentari. Non sempre è una questione di volontà.
L’insulino-resistenza impedisce di dimagrire?
No, l’insulino-resistenza può rendere più complessa la gestione del peso in alcune persone, ma deve essere valutata all’interno di un quadro più ampio che comprende alimentazione, attività fisica e stile di vita.
Fare sport ma non dimagrire è normale?
Sì, può accadere. L’attività fisica migliora la salute e la composizione corporea, ma il peso dipende dall’equilibrio tra le diverse componenti della composizione corporea.
Lo stress può influenzare il peso?
Sì. Periodi prolungati di stress possono modificare fame, sonno e comportamento alimentare, rendendo più difficile il dimagrimento.
Quando è utile rivolgersi a un nutrizionista?
Quando si prova a dimagrire senza risultati, si alternano molte diete o si sente di non avere più un rapporto sereno con il cibo, il supporto di un professionista può aiutare a individuare una strategia personalizzata.
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