Liquirizia: proprietà benefici e controindicazioni

Liquirizia: prooprietà, benefici per lo stomaco e controindicazioni da conoscere

Sono la Dott.ssa Enrica Rampazzo, biologa nutrizionista ad approccio funzionale. Nel mio lavoro clinico mi occupo dell’interazione tra alimentazione, infiammazione sistemica e modulazione dell’asse intestino–sistema immunitario–asse ipotalamo-ipofisi-surrene, con particolare attenzione ai fitocomposti bioattivi.

In questo contesto, la liquirizia (Glycyrrhiza glabra) rappresenta una delle piante medicinali più interessanti dal punto di vista clinico e biochimico, in quanto esercita effetti simultanei su più sistemi fisiologici. La letteratura scientifica evidenzia infatti un’azione multi-target che coinvolge la modulazione dell’infiammazione attraverso NF-κB, l’interazione con l’enzima 11β-HSD2 e l’effetto sulla secrezione mucosale gastrica, oltre a proprietà antivirali documentate in diversi modelli sperimentali [1,2].

Tuttavia, proprio la sua complessità farmacodinamica rende la liquirizia una sostanza bifasica: potenzialmente terapeutica in contesti specifici, ma anche associata a effetti avversi dose-dipendenti se utilizzata in modo improprio o cronico.

Tabella dei Contenuti

1. Liquirizia: caratteristiche botaniche, composizione fitochimica e meccanismi biochimici

La liquirizia è una pianta perenne appartenente alla famiglia delle Fabaceae, la cui droga è costituita principalmente dalla radice e dai rizomi. Dal punto di vista fitochimico, il fitocomplesso è estremamente ricco e comprende saponine triterpeniche, flavonoidi, cumarine e steroli vegetali, che agiscono in sinergia determinando il profilo farmacologico complessivo della pianta.

Il composto più rilevante è la glicirrizina, una saponina che viene idrolizzata nel tratto gastrointestinale a acido glicirretico, molecola lipofila biologicamente attiva. Questo metabolita è in grado di interferire con l’enzima 11β-idrossisteroide deidrogenasi tipo 2 (11β-HSD2), responsabile dell’inattivazione del cortisolo a cortisone nei tessuti sensibili ai mineralcorticoidi.

L’inibizione di questo enzima determina un aumento dell’attività del cortisolo a livello recettoriale, con conseguente attivazione del recettore mineralcorticoide e mimica funzionale dell’aldosterone. Questo meccanismo rappresenta il fondamento biochimico degli effetti sistemici della liquirizia, inclusi quelli terapeutici e quelli avversi.

Parallelamente, i flavonoidi come la liquiritigenina e la isoliquiritigenina esercitano un’azione antinfiammatoria attraverso la modulazione di pathway intracellulari come NF-κB, MAPK e COX-2, con riduzione della produzione di citochine pro-infiammatorie quali TNF-α, IL-1β e IL-6 [1,3].


2. Benefici della liquirizia: integrazione tra evidenze sperimentali e cliniche

Le evidenze disponibili in letteratura suggeriscono che i benefici della liquirizia siano principalmente legati alla sua capacità di modulare l’infiammazione e proteggere le mucose gastrointestinali.

Uno degli effetti più rilevanti è la gastroprotezione della mucosa gastrica, che si realizza attraverso l’aumento della secrezione di mucine e bicarbonato da parte delle cellule epiteliali. Questo incremento della barriera mucosale migliora la resistenza della mucosa all’aggressione acida e agli agenti irritativi, contribuendo alla riduzione del danno tissutale.

In parallelo, la liquirizia esercita un effetto antiossidante significativo, mediato dall’incremento dell’attività di enzimi come superossido dismutasi e catalasi, con riduzione dello stress ossidativo a livello cellulare.

Liquirizia: prooprietà, benefici per lo stomaco e controindicazioni da conoscere

Un altro ambito di grande interesse è rappresentato dall’interazione con Helicobacter pylori, in cui alcuni flavonoidi della liquirizia interferiscono con i meccanismi di adesione batterica alla mucosa gastrica e con l’attività enzimatica della ureasi. Questo effetto contribuisce a ridurre la colonizzazione batterica e l’infiammazione associata [3].

Dal punto di vista immunologico, la glicirrizina mostra capacità di modulare la risposta interferonica e di regolare l’attivazione macrofagica, contribuendo a una risposta immunitaria più bilanciata. Inoltre, numerosi studi hanno documentato un’attività antivirale su virus a DNA e RNA, attraverso l’inibizione della replicazione virale e l’interferenza con le fasi iniziali dell’infezione cellulare [2].

3. Radice di liquirizia: variabilità fitochimica e implicazioni cliniche

La radice di liquirizia rappresenta la forma non standardizzata della pianta e contiene l’intero fitocomplesso naturale. Tuttavia, proprio questa caratteristica implica una significativa variabilità nella concentrazione dei principi attivi.

Dal punto di vista farmacocinetico, la biodisponibilità della glicirrizina è relativamente bassa, ma la sua conversione intestinale in acido glicirretico determina un aumento dell’attività sistemica. Questo processo è fortemente influenzato dalla composizione del microbiota intestinale, introducendo una variabilità interindividuale rilevante nella risposta biologica.

In ambito clinico, questa variabilità rende la radice difficile da dosare con precisione. Sebbene possa essere efficace nei disturbi digestivi lievi, il suo utilizzo prolungato può determinare accumulo progressivo di glicirrizina e attivazione dell’asse mineralcorticoide, con possibili effetti sistemici indesiderati [1,5].

4. Liquirizia pura: differenze farmacologiche rispetto ai prodotti commerciali

La liquirizia pura è costituita da estratti ottenuti esclusivamente dalla radice, senza aggiunta di zuccheri o additivi. Questa forma conserva elevate concentrazioni di glicirrizina e flavonoidi, risultando quindi più vicina al fitocomplesso originario.

Dal punto di vista metabolico, è importante distinguere questa forma dai prodotti dolciari commerciali, che hanno un impatto principalmente nutrizionale e glicemico piuttosto che farmacologico. Le caramelle alla liquirizia, infatti, contengono spesso quantità minime di estratto vegetale e elevate percentuali di zuccheri semplici.

Liquirizia dal punto di vista metabolico

Questa distinzione è clinicamente rilevante, poiché la liquirizia pura esercita effetti sistemici reali sull’asse cortisolo-mineralcorticoide, mentre i prodotti commerciali agiscono prevalentemente sul metabolismo glucidico.

In entrambi i casi, tuttavia, l’assunzione eccessiva può comportare effetti avversi dose-dipendenti, soprattutto in relazione alla glicirrizina [5,6].

5. Liquirizia e apparato gastrointestinale: gastrite e reflusso

L’impiego della liquirizia nei disturbi gastrointestinali rappresenta uno degli ambiti meglio studiati della fitoterapia moderna, con particolare riferimento alla forma deglicirrizinata (DGL).

La DGL conserva i flavonoidi attivi ma elimina la glicirrizina, riducendo così il rischio di effetti mineralcorticoidi. A livello biologico, questa forma stimola la produzione di mucine gastriche e favorisce la sintesi di fattori di crescita epiteliali, migliorando i processi di riparazione della mucosa.

In modelli sperimentali è stata dimostrata anche una riduzione dell’attivazione di NF-κB a livello gastrico, con conseguente attenuazione della cascata infiammatoria locale.

Studi clinici su pazienti con gastrite e ulcera peptica hanno evidenziato un miglioramento dei sintomi e dei processi di guarigione mucosale. Nel caso del reflusso gastroesofageo, l’effetto appare più legato alla protezione della mucosa esofagea piuttosto che alla riduzione della secrezione acida [6,7].

6. Liquirizia tisana: estrazione fitochimica e azione biologica

La preparazione della tisana di liquirizia rappresenta una forma tradizionale di estrazione idrotermica dei principi attivi della radice. Il processo di decotto consente la solubilizzazione di glicirrizina, flavonoidi e polisaccaridi, determinando un effetto farmacologico lieve ma significativo.

Liquirizia in tisane e ricette

Dal punto di vista fisiologico, la tisana esercita un’azione emolliente sulla mucosa gastrica, modula la secrezione acida e contribuisce alla riduzione della sensibilità viscerale. Questo la rende utile nei disturbi digestivi funzionali caratterizzati da infiammazione lieve e alterata motilità gastrointestinale.

Le associazioni con piante come camomilla, malva e finocchio permettono una modulazione sinergica dei sintomi gastrointestinali attraverso meccanismi antispasmodici, carminativi e antinfiammatori [2,7].

7. Sicurezza d’uso della liquirizia: effetti avversi e tossicologia clinica

Gli effetti avversi della liquirizia sono principalmente correlati alla glicirrizina e alla sua capacità di inibire l’enzima 11β-HSD2. Questo determina un aumento dell’attività del cortisolo a livello recettoriale e una conseguente attivazione del sistema mineralcorticoide.

Il quadro clinico risultante è noto come pseudoiperaldosteronismo, caratterizzato da ipertensione arteriosa, ritenzione idrica, ipokaliemia e possibili aritmie cardiache nei casi più severi.

A livello renale, l’effetto si traduce in aumento del riassorbimento di sodio e perdita di potassio, con alterazione dell’equilibrio elettrolitico.

Non esistono evidenze solide di tossicità epatica diretta, mentre il principale rischio riguarda il sistema cardiovascolare e l’equilibrio idroelettrolitico. Le categorie più vulnerabili includono soggetti ipertesi, cardiopatici, donne in gravidanza e pazienti in terapia con diuretici o corticosteroidi [8].

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8. Dosaggio, sicurezza clinica e interazioni farmacologiche

Le linee guida europee indicano un limite di sicurezza per la glicirrizina pari a circa 100 mg al giorno. Il superamento di questa soglia è associato a un aumento significativo del rischio di effetti mineralcorticoidi.

L’utilizzo dovrebbe essere limitato a cicli di 4–6 settimane, soprattutto nei soggetti con fattori di rischio cardiovascolare o metabolico.

Dal punto di vista farmacologico, la liquirizia può interferire con diversi farmaci, potenziando l’effetto dei corticosteroidi, riducendo l’efficacia degli antiipertensivi e aumentando il rischio di ipokaliemia in caso di associazione con diuretici.

Per queste ragioni, la liquirizia deve essere considerata un fitoterapico attivo a tutti gli effetti, che richiede un utilizzo consapevole, personalizzato e clinicamente monitorato.

Bibliografia

  1. Wahab S. et al. Glycyrrhiza glabra phytochemistry and pharmacology. Plants. 2021.

  2. Fiore C. et al. Glycyrrhizin antiviral and anti-inflammatory effects. Phytother Res.

  3. Wang JB et al. Licorice and Helicobacter pylori inhibition. World J Gastroenterol.

  4. Armanini D. et al. Mechanisms of licorice-induced pseudoaldosteronism. J Endocrinol Invest.

  5. Pastorino G. et al. Standardization and pharmacology of licorice. Phytother Res.

  6. Morgan K. et al. Deglycyrrhizinated licorice in gastric ulcer disease. Dig Dis Sci.

  7. Rahnama M. et al. Gastroprotective effects of licorice extract. J Ethnopharmacol.

  8. Penninkilampi R. et al. Licorice-induced hypertension and clinical relevance. Clin Exp Pharmacol Physiol.

Dott.ssa Enrica Rampazzo

Dott.ssa Enrica Rampazzo

Biologa nutrizionista

Mi occupo di nutrizione in gravidanza, allattamento ed età pediatrica, in patologie croniche e oncologiche, sindrome dello spettro autistico e dieta chetogenica.

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