Alimentazione e progesterone: cosa mangiare per supportarlo naturalmente in gravidanza

Alimentazione e progesterone come supportarlo attraverso la nutrizione in gravidanza

A cura della Dott.ssa Enrica Rampazzo, biologa nutrizionista funzionale, esperta di nutrigenomica, nutrigenetica ed epigenetica, con lungo percorso nella ricerca oncologica.

Tabella dei Contenuti

1. Perché il progesterone è così importante in gravidanza

Quando si parla di progesterone e a cosa serve, è importante partire dalla sua funzione fisiologica. Il progesterone è uno dei principali ormoni coinvolti nella salute riproduttiva femminile e svolge un ruolo centrale nella seconda fase del ciclo mestruale, nell’impianto embrionale e nelle prime fasi della gravidanza.

Dopo l’ovulazione viene prodotto prevalentemente dal corpo luteo. In caso di concepimento, contribuisce alla trasformazione dell’endometrio in un ambiente adatto all’impianto e allo sviluppo iniziale dell’embrione. Con il procedere della gravidanza, la produzione di progesterone passa progressivamente dal corpo luteo alla placenta. [1,2]

Il progesterone partecipa inoltre alla regolazione della risposta dell’endometrio, della decidualizzazione e dell’ambiente immunologico uterino, tutti processi essenziali affinché l’organismo materno possa accogliere la gravidanza. [2]

È quindi comprensibile che molte donne, soprattutto durante il percorso pre-concezionale o nelle prime settimane di gestazione, inizino a interessarsi maggiormente di equilibrio ormonale, alimentazione e stile di vita.

Occorre tuttavia evitare una semplificazione molto diffusa: stanchezza, modificazioni dell’umore, variazioni della fame, spotting o irregolarità mestruali non permettono, da soli, di diagnosticare un deficit di progesterone. Gli ormoni femminili, gli sbalzi e i sintomi devono essere interpretati all’interno di un quadro endocrino, metabolico, nutrizionale e ginecologico più ampio.

In un approccio di nutrizione funzionale il punto di partenza non dovrebbe quindi essere semplicemente «come alzare il progesterone», ma comprendere se esistano condizioni che possono interferire con l’ovulazione, la funzione del corpo luteo, la disponibilità energetica, il metabolismo glucidico o lo stato micronutrizionale.

2. Cos’è il progesterone e quale funzione svolge

Il progesterone è un ormone steroideo sintetizzato a partire dal colesterolo. Nel ciclo ovarico, dopo la maturazione follicolare e l’ovulazione, il follicolo che ha liberato l’ovocita si trasforma nel corpo luteo, che diventa la principale fonte di progesterone durante la fase luteale. [1]

L’alternanza tra estrogeni e progesterone rappresenta uno degli elementi fondamentali del ciclo ovarico e dei suoi ormoni. Durante la prima parte del ciclo prevale l’azione estrogenica, che favorisce la proliferazione endometriale. Dopo l’ovulazione, il progesterone induce la trasformazione secretoria dell’endometrio e favorisce la sua decidualizzazione, rendendolo idoneo all’impianto embrionale. [2]

La funzione del progesterone non consiste quindi semplicemente nel mantenere un determinato valore nel sangue: conta anche la corretta successione temporale degli stimoli ormonali e la capacità dei tessuti di rispondere al segnale progesteronico.

Se non avviene il concepimento, il corpo luteo regredisce, progesterone ed estrogeni diminuiscono e viene favorita la comparsa della mestruazione.

Se invece inizia una gravidanza, la gonadotropina corionica umana sostiene inizialmente il corpo luteo; successivamente la placenta assume progressivamente un ruolo predominante nella produzione ormonale. [1]

Alimentazione e progesterone come supportarlo attraverso l'integrazione

Per questo motivo il progesterone viene spesso definito uno degli “ormoni della gravidanza”: è coinvolto nella preparazione dell’endometrio, nell’impianto, nell’adattamento uterino e nella prosecuzione della gestazione. [1,2]

3. Progesterone basso: sintomi e segnali da non sottovalutare

La ricerca online “progesterone basso sintomi” è molto frequente. Da un punto di vista scientifico, però, è importante chiarire che non esiste un gruppo di sintomi che consenta di diagnosticare con certezza una carenza di progesterone.

Spotting premestruale, cicli brevi o irregolari, difficoltà ovulatorie, modificazioni dell’umore, stanchezza, alterazioni del sonno o maggiore fame possono comparire in numerose condizioni e non devono essere automaticamente attribuiti al progesterone.

Anche il concetto di insufficienza luteinica è più complesso di quanto venga spesso rappresentato. L’American Society for Reproductive Medicine sottolinea che una fase luteale alterata può teoricamente dipendere dalla durata insufficiente dell’esposizione al progesterone, dalla quantità di progesterone prodotta oppure da una ridotta risposta endometriale. Allo stesso tempo, non esiste un singolo test universalmente accettato che permetta di diagnosticare con assoluta precisione un’insufficienza luteinica, né è stato definitivamente dimostrato che essa rappresenti sempre una causa indipendente di infertilità o aborto ricorrente. [3]

Il progesterone, inoltre, viene secreto in maniera pulsatile. Ciò significa che una singola misurazione può non rappresentare perfettamente l’esposizione complessiva dell’endometrio all’ormone.

In gravidanza l’interpretazione diventa ancora più delicata. Nelle donne che presentano dolore o sanguinamento nel primo trimestre, livelli molto bassi di progesterone sono associati a una maggiore probabilità di gravidanza non evolutiva. Tuttavia, valori e soglie devono essere interpretati insieme all’età gestazionale, alla sintomatologia, all’ecografia e agli altri parametri clinici. [4]

È inoltre fondamentale ricordare che, in alcune gravidanze non evolutive, il progesterone basso può rappresentare una conseguenza della ridotta vitalità gestazionale e non necessariamente la causa primaria.

4. Alimentazione e progesterone: il ruolo del cibo nell’equilibrio ormonale

Una delle domande più frequenti riguarda gli “alimenti che contengono progesterone”.

Dal punto di vista fisiologico, questa formulazione può essere fuorviante. Il progesterone è un ormone prodotto dall’organismo: non esiste un alimento che, consumato normalmente, possa fornire progesterone in quantità tali da modificare in maniera clinicamente significativa la concentrazione dell’ormone nel sangue.

Allo stesso modo, il fatto che gli ormoni steroidei vengano sintetizzati a partire dal colesterolo non significa che mangiare più grassi o più colesterolo determini automaticamente un aumento della produzione di progesterone.

Una meta-analisi di studi randomizzati che ha confrontato alimentazioni a contenuto lipidico differente non ha infatti rilevato differenze significative nei livelli di progesterone fra diete a basso e maggiore contenuto di grassi. [5]

Il rapporto tra alimentazione e progesterone va quindi considerato da una prospettiva più ampia.

L’alimentazione può contribuire alla normale funzione endocrina attraverso:

  • disponibilità energetica sufficiente;
  • adeguato apporto proteico;
  • presenza di acidi grassi essenziali;
  • controllo della qualità e della quantità dei carboidrati;
  • adeguatezza di vitamine e minerali;
  • mantenimento di una buona salute metabolica;
  • supporto alla funzione tiroidea;
  • mantenimento di una corretta composizione corporea;
  • riduzione del rischio di carenze nutrizionali.

In particolare, durante la gravidanza aumentano i fabbisogni di diversi nutrienti. Anche nella popolazione italiana sono stati evidenziati possibili apporti insufficienti di DHA, ferro, iodio, calcio, folati e vitamina D. [6]

L’obiettivo della nutrizione funzionale non è quindi individuare un “cibo del progesterone”, ma costruire le condizioni nutrizionali e metaboliche nelle quali l’asse ipotalamo-ipofisi-ovaio possa funzionare nel modo più fisiologico possibile.

5. Cosa mangiare per supportare naturalmente il progesterone

Alla domanda “come aumentare il progesterone?” è quindi più corretto rispondere parlando di alimenti in grado di sostenere la fisiologia endocrina, anziché di alimenti che incrementino direttamente l’ormone.

Grassi di buona qualità

Olio extravergine di oliva, frutta secca, semi oleosi, avocado e pesce rappresentano fonti interessanti di lipidi prevalentemente insaturi.

I grassi sono indispensabili per numerose funzioni cellulari e contribuiscono all’assorbimento delle vitamine liposolubili. Questo non significa che una dieta molto ricca di grassi aumenti automaticamente il progesterone: ciò che conta è soprattutto evitare diete estremamente restrittive o nutrizionalmente inadeguate. [5]

Omega-3

Pesce azzurro, salmone, sardine, sgombro e altre fonti opportunamente selezionate permettono di assumere acidi grassi omega-3 a lunga catena, fra cui EPA e DHA.

Gli omega-3 non devono essere descritti come sostanze che “alzano il progesterone”, ma il DHA riveste un ruolo importante nella gravidanza. Una revisione Cochrane ha inoltre evidenziato che gli interventi con omega-3 durante la gravidanza possono ridurre il rischio di parto pretermine. [7]

Alimentazione e progesterone come supportarlo attraverso l'omega 3

Frutta secca e semi

Noci, mandorle, nocciole, semi di zucca, sesamo, lino e chia apportano grassi insaturi, proteine vegetali, fibra e diversi minerali.

Possono quindi rientrare in una strategia nutrizionale orientata alla densità nutrizionale e alla gestione della sazietà.

Uova

Le uova forniscono proteine di elevata qualità biologica, lipidi, colina e numerosi micronutrienti. Sono particolarmente interessanti in un’alimentazione equilibrata anche durante la gravidanza, purché consumate nel rispetto delle norme di sicurezza alimentare.

Non esistono però dati che permettano di definirle un alimento capace di aumentare direttamente il progesterone.

Proteine

Un adeguato apporto proteico rappresenta un altro elemento fondamentale. Pesce, uova, latticini se tollerati, carne nelle quantità appropriate, legumi e altri alimenti vegetali proteici devono essere distribuiti all’interno della giornata in funzione delle esigenze individuali.

Verdure a foglia verde

Spinaci, bietole, cicoria, rucola, cavolo e altre verdure contribuiscono all’introito di folati, magnesio, fibra e numerosi fitocomposti.

Zinco

Lo zinco partecipa a numerose funzioni cellulari e riproduttive. Buone fonti alimentari sono carne, pesce, molluschi, uova, latticini, legumi, semi e frutta secca.

È però importante distinguere il ruolo fisiologico dello zinco dal concetto di “integratore per aumentare il progesterone”. Le revisioni sull’integrazione di zinco in gravidanza non supportano l’utilizzo indiscriminato in assenza di un bisogno nutrizionale specifico. [8]

Vitamina B6

La vitamina B6 è coinvolta nel metabolismo degli aminoacidi, nella funzione neurologica e in numerosi processi enzimatici. È presente, tra gli altri, in pesce, carne, patate, legumi e alcuni cereali.

Non esistono però evidenze sufficientemente solide per affermare che l’integrazione di vitamina B6 aumenti direttamente il progesterone. [9]

Magnesio

Il magnesio è presente in frutta secca, semi, cacao, legumi, verdure e cereali integrali.

Garantire un apporto adeguato è importante per la salute metabolica e neuromuscolare, mentre non è stato dimostrato che il magnesio rappresenti di per sé un trattamento della carenza di progesterone. Anche in gravidanza l’integrazione deve essere valutata sulla base dell’alimentazione e del quadro individuale. [10]

Alimentazione e progesterone come supportarlo attraverso il magnesio

E i cibi con estrogeni?

Le ricerche “cibi con estrogeni”, “alimenti con estrogeni” ed “estrogeni naturali” fanno spesso riferimento ai fitoestrogeni.

La soia, ad esempio, contiene isoflavoni che possono interagire con i recettori estrogenici. Non sono però estrogeni umani e non sono equivalenti a una terapia ormonale.

Una meta-analisi degli studi clinici sull’assunzione di soia e isoflavoni nelle donne ha evidenziato effetti endocrini generalmente modesti e variabili in funzione della fase della vita e della popolazione studiata. [11]

6. Medicina integrata e supporto naturale del progesterone: fitoterapia, fitocomplessi, vitamine e minerali

La medicina integrata e la nutrizione funzionale possono offrire un contributo interessante alla salute ormonale quando vengono utilizzate con una logica diversa dalla semplice ricerca di una sostanza capace di “alzare il progesterone”.

L’approccio funzionale parte infatti da una domanda più utile: quali condizioni stanno impedendo all’organismo di esprimere una fisiologia ovulatoria e luteale ottimale?

La produzione di progesterone dipende innanzitutto dal fatto che si verifichi una buona ovulazione e che si formi un corpo luteo funzionale. Per questa ragione, lavorare sui fattori che interferiscono con l’ovulazione può essere più razionale rispetto al tentativo di stimolare direttamente il progesterone.

Disponibilità energetica: uno dei primi aspetti da valutare

Uno dei fattori nutrizionali più importanti è la disponibilità energetica.

Diete cronicamente ipocaloriche, digiuni eccessivi, esercizio fisico intenso non compensato da un adeguato apporto energetico o importanti oscillazioni ponderali possono interferire con l’asse ipotalamo-ipofisi-ovaio.

Una recente revisione sistematica sull’amenorrea ipotalamica funzionale conferma che deficit energetico, perdita di peso, attività fisica e stress possono alterare la funzione riproduttiva e che il recupero di un adeguato equilibrio energetico rappresenta uno dei cardini dell’intervento nutrizionale. [12]

Anche studi controllati hanno mostrato che una riduzione della disponibilità energetica può modificare la pulsatilità dell’LH e favorire la comparsa di difetti della fase luteale o cicli anovulatori. [13]

Dal punto di vista della nutrizione funzionale questo è un concetto fondamentale: in alcune donne, “mangiare più pulito” ma contemporaneamente troppo poco può essere controproducente per l’equilibrio ormonale.

Occorre quindi considerare non solo cosa si mangia, ma anche quanto, con quale distribuzione nella giornata e in relazione al livello di attività fisica.

Fitoterapia e Vitex agnus-castus

Tra le piante più studiate nell’ambito della fisiologia femminile troviamo il Vitex agnus-castus, o agnocasto.

Una revisione sistematica degli studi clinici ha evidenziato potenziali benefici degli estratti standardizzati di Vitex soprattutto nella sindrome premestruale e in alcuni quadri caratterizzati da iperprolattinemia latente. [14]

Un piccolo studio randomizzato controllato con placebo condotto su donne con difetto della fase luteale associato a iperprolattinemia latente ha rilevato, dopo tre mesi, una riduzione della risposta della prolattina, una normalizzazione della durata della fase luteale e un miglioramento della produzione luteale di progesterone. [15]

Si tratta però di uno studio di dimensioni limitate e datato, che non permette di generalizzare l’effetto a tutte le donne con “progesterone basso”.

Questo esempio permette di capire bene il concetto di fitocomplesso: l’impiego di una pianta medicinale dovrebbe avere senso quando esiste una specifica indicazione fisiologica, un estratto standardizzato, un dosaggio definito e una valutazione professionale.

L’agnocasto non dovrebbe quindi essere utilizzato indistintamente da chiunque desideri “aumentare il progesterone”.

In particolare, il suo impiego non va trasferito automaticamente alla gravidanza. Una revisione specifica sulla sicurezza del Vitex durante gravidanza e allattamento evidenzia l’insufficienza dei dati di sicurezza e la necessità di prudenza. [16]

Alimentazione e progesterone come supportarlo in modo equilibrato

La fitoterapia può avere uno spazio soprattutto nel percorso pre-concezionale o nella gestione funzionale di alcuni disturbi del ciclo, ma una volta instaurata la gravidanza il rapporto rischio-beneficio di ogni estratto vegetale deve essere rivalutato.

“Naturalità”, infatti, non significa automaticamente assenza di attività farmacologica o sicurezza fetale.

Vitamina D

La vitamina D rappresenta un altro elemento di interesse nella medicina integrata femminile.

Più che considerarla una “vitamina che aumenta il progesterone”, è utile valutarne l’eventuale insufficienza all’interno del quadro metabolico e riproduttivo.

Un ambito particolarmente studiato è la sindrome dell’ovaio policistico. Una meta-analisi di 20 studi randomizzati, comprendente quasi 2.000 donne con PCOS, ha osservato associazioni favorevoli della supplementazione di vitamina D con il tasso di ovulazione e alcuni parametri endocrini. È però importante osservare che solo uno degli studi inclusi aveva riportato un aumento significativo del progesterone: le evidenze non permettono quindi di considerare la vitamina D un trattamento specifico del progesterone basso. [17]

Dal punto di vista funzionale, l’approccio più ragionevole consiste quindi nell’individuare e correggere una vera insufficienza o carenza di vitamina D quando presente.

Inositolo e metabolismo insulinico

Nelle donne con PCOS o alterazioni del metabolismo insulinico, un altro nutraceutico frequentemente utilizzato è l’inositolo, soprattutto nelle forme myo-inositolo e D-chiro-inositolo.

La più ampia revisione sistematica prodotta per l’aggiornamento delle linee guida internazionali sulla PCOS ha analizzato 30 trial con oltre 2.200 partecipanti. I risultati suggeriscono possibili benefici su alcuni parametri metabolici e un potenziale beneficio del D-chiro-inositolo sull’ovulazione, ma l’evidenza complessiva rimane limitata e incerta per molti esiti riproduttivi. [18]

Anche in questo caso il ragionamento funzionale è indiretto: migliorare un contesto di insulino-resistenza o disfunzione ovulatoria può favorire una fisiologia ovarica più regolare e, di conseguenza, una normale fase luteale. Non significa però che l’inositolo sia un “integratore di progesterone”.

Magnesio, zinco e vitamina B6

Magnesio, zinco e vitamina B6 sono spesso presenti nei protocolli dedicati all’equilibrio ormonale.

Si tratta di nutrienti essenziali, ma il loro impiego dovrebbe partire dalla valutazione dell’alimentazione, degli eventuali fattori di rischio per carenza e, quando appropriato, da dati biochimici.

Non vi sono prove cliniche robuste che l’integrazione indiscriminata di magnesio, zinco o vitamina B6 in una donna normonutrita aumenti direttamente il progesterone. [8-10]

Il principio della medicina integrata dovrebbe quindi essere correggere ciò che è insufficiente, non supplementare tutto indistintamente .

Folati, ferro, vitamina B12 e iodio

Folati, ferro, vitamina B12 e iodio non sono “nutrienti del progesterone”, ma assumono grande importanza nel percorso pre-concezionale e durante la gravidanza.
Anemia, alimentazioni restrittive, esclusione completa degli alimenti di origine animale, patologie gastrointestinali, precedenti carenze o particolari condizioni cliniche possono modificare significativamente i fabbisogni.

Nella donna che desidera una gravidanza o che è già gravida, la valutazione nutrizionale funzionale dovrebbe quindi considerare il quadro complessivo e non concentrarsi esclusivamente su un singolo ormone. [6]

Il principio chiave: lavorare sulle cause

In un’ottica di medicina integrata, il supporto naturale alla fisiologia del progesterone può quindi comprendere:

  • correzione di una bassa disponibilità energetica;
  • adeguato apporto di proteine e grassi essenziali;
  • gestione dell’eventuale insulino-resistenza;
  • recupero di una regolare funzione ovulatoria;
  • correzione di carenze documentate di micronutrienti;
  • modulazione del carico glicemico della dieta;
  • personalizzazione dell’attività fisica;
  • valutazione del sonno e del carico di stress;
  • impiego selettivo di nutraceutici o fitocomplessi quando esiste una reale indicazione.
Alimentazione e progesterone come supportarlo in caso di stanchezza da gravidanza

Questo approccio permette di passare dalla ricerca del “rimedio per il progesterone” a una visione sistemica della salute riproduttiva.

7. Progesterone, fame e metabolismo: perché gli ormoni influenzano l’alimentazione

Il rapporto fra progesterone e fame è reale, ma complesso.

L’appetito non viene controllato da un unico ormone: entrano in gioco segnali cerebrali, insulina, leptina, ghrelina, ormoni gastrointestinali e ormoni sessuali.

Una recente meta-analisi ha osservato che, mediamente, l’introito energetico tende a essere maggiore durante la fase luteale rispetto alla fase follicolare, con una differenza media grezza di circa 168 kcal al giorno negli studi analizzati. [19]

Anche il metabolismo a riposo potrebbe aumentare lievemente nella fase luteale. Una meta-analisi di 30 studi ha rilevato un piccolo incremento del metabolismo basale, sebbene l’effetto fosse meno evidente negli studi più recenti e metodologicamente più rigorosi. [20]

Estrogeni e progesterone sembrano inoltre interagire con i circuiti cerebrali dell’appetito e della ricompensa. Gli estrogeni tendono ad avere effetti anoressigeni, mentre la fase luteale può essere associata a maggiore desiderio alimentare e incremento dell’introito energetico. [21]

La fame pre ciclo non va quindi interpretata necessariamente come perdita di controllo o “fame nervosa”, né rappresenta una prova di progesterone basso.

In una prospettiva di nutrizione funzionale può essere utile intervenire sulla composizione dei pasti:

proteine sufficienti, fibra, verdure, carboidrati integrali o poco raffinati e grassi di buona qualità contribuiscono a prolungare la sazietà e a rendere più stabile la risposta glicemica.

Anche in gravidanza l’appetito può modificarsi profondamente, ma non per effetto del solo progesterone. Cambiano il metabolismo insulinico, il fabbisogno energetico e numerosi segnali endocrini e neuroendocrini.

8. Gli alimenti da limitare in caso di squilibrio ormonale

Quando si parla di squilibri ormonali e cura, è bene evitare di identificare singoli alimenti come responsabili di tutte le alterazioni endocrine.

L’obiettivo dovrebbe essere valutare il pattern alimentare nel suo complesso.

Un consumo occasionale di zucchero non determina una “carenza di progesterone”. Diverso è il caso di un’alimentazione abitualmente caratterizzata da elevata densità energetica, bevande zuccherate, snack, dolci, farine molto raffinate e una quota importante di prodotti ultra-processati, soprattutto se associata a scarso consumo di vegetali e alimenti freschi.

Il problema riguarda soprattutto il possibile impatto sul metabolismo glucidico, sulla qualità nutrizionale complessiva della dieta e sulla regolazione della fame.

Una revisione sistematica e meta-analisi dedicata al consumo di alimenti ultra-processati in gravidanza ha osservato un’associazione con maggiore rischio di diabete gestazionale e preeclampsia. Gli autori sottolineano però che la qualità dell’evidenza era molto bassa: si tratta quindi di un’associazione e non della dimostrazione di un rapporto causale diretto. [22]

Al contrario, pattern alimentari più ricchi di verdura, frutta, cereali integrali, legumi, frutta secca, pesce e oli vegetali sono stati associati in diversi studi a migliori esiti metabolici materni. [23]

Nella pratica, è quindi utile limitare soprattutto:

  • eccesso abituale di zuccheri aggiunti;
  • bevande zuccherate;
  • prodotti ultra-processati;
  • abuso di snack dolci o salati;
  • diete eccessivamente povere di fibra;
  • diete monotone e poco nutrienti;
  • restrizioni caloriche estreme;
  • regimi alimentari che eliminano intere categorie di alimenti senza una reale indicazione.

Un punto spesso trascurato è proprio quest’ultimo: anche una dieta apparentemente “salutare” può diventare sfavorevole alla fisiologia ormonale se è troppo restrittiva e determina una disponibilità energetica insufficiente. [12,13]

Se invece stavi cercando informazioni su come accelerare il metabolismo, ti indichiamo il posto giusto: vai su Come Accelerare il Metabolismo attraverso l’alimentazione e le sane abitudini

9. Progesterone ed equilibrio ormonale in gravidanza

Il progesterone è essenziale nelle prime fasi della gravidanza perché contribuisce alla recettività dell’endometrio e alla sua decidualizzazione, sostiene l’ambiente uterino e partecipa agli adattamenti necessari alla prosecuzione della gestazione. [1,2]

La ricerca “valore progesterone inizio gravidanza” porta spesso a tabelle con soglie rigide. Nella realtà clinica l’interpretazione è più articolata.

Una revisione sistematica sull’impiego del progesterone sierico nelle donne sintomatiche durante il primo trimestre ha confermato che valori molto bassi sono associati a una maggiore probabilità di gravidanza non vitale. Tuttavia non esiste una soglia che, da sola, possa sostituire la valutazione clinica ed ecografica. [4]

Per quanto riguarda gli effetti del progesterone sul feto, è importante distinguere il progesterone fisiologicamente prodotto dalla donna dalle diverse formulazioni utilizzate in ambito clinico.

Il grande trial PRISM, condotto su oltre 4.000 donne con sanguinamento nelle prime settimane di gravidanza, non ha osservato un aumento significativo complessivo dei nati vivi nella popolazione totale trattata rispetto al placebo e non ha evidenziato differenze significative negli eventi avversi. [24]

Una meta-analisi successiva, pubblicata nel 2024, suggerisce che in alcune donne a maggior rischio di perdita della gravidanza il trattamento progestinico possa aumentare moderatamente i nati vivi, senza evidenziare un incremento rilevante delle anomalie congenite negli studi analizzati. [25]

Queste evidenze riguardano tuttavia un intervento clinico specifico e non modificano il ruolo della nutrizione.

Alimentazione e progesterone incinta

Dal punto di vista nutrizionale, infatti, il compito è differente: garantire alla madre un adeguato apporto energetico e proteico, prevenire carenze, sostenere il metabolismo glucidico e lipidico, contribuire allo sviluppo placentare e fornire i micronutrienti necessari alla gravidanza. [6,23]

In questa fase è particolarmente importante non trasferire automaticamente alla gestazione integratori o fitoterapici precedentemente utilizzati per la fertilità o la regolazione del ciclo.

10. Quando rivolgersi a un professionista

Il supporto di un professionista è indicato quando il ciclo presenta irregolarità persistenti, spotting ricorrente, amenorrea, difficoltà ovulatorie, difficoltà nel concepimento, storia di aborti precedenti o sintomi che fanno sospettare una condizione endocrina o metabolica.
Il problema non dovrebbe essere ridotto alla sola domanda “quanto progesterone ho?”.
Una valutazione più completa può comprendere, in funzione del caso, anamnesi del ciclo, alimentazione, disponibilità energetica, peso e sue variazioni, attività fisica, funzione tiroidea, prolattina, metabolismo glicemico-insulinico e stato micronutrizionale.
Per esempio, nella donna con importante restrizione alimentare e intensa attività fisica la priorità potrebbe essere il recupero della disponibilità energetica. [12,13]

In una donna con PCOS e insulino-resistenza, l’intervento nutrizionale può concentrarsi invece maggiormente sulla qualità dei carboidrati, sulla composizione dei pasti e sul metabolismo insulinico.

In presenza di carenze documentate, il lavoro nutrizionale può prevedere la correzione degli apporti attraverso alimentazione e, quando appropriato, integrazione mirata.

Durante la gravidanza, sanguinamento, dolore pelvico significativo o altri sintomi ostetrici richiedono invece valutazione ginecologica e non devono essere gestiti autonomamente mediante integratori o fitoterapici.

Alimentazione e progesterone la nutrizione giusta come supporto funzionale

Il ruolo della nutrizione funzionale è complementare: individuare i fattori nutrizionali e metabolici modificabili e inserirli in una strategia personalizzata.

È proprio questa integrazione fra fisiologia ormonale, nutrizione, metabolismo, stile di vita e valutazione clinica a rendere più completo un percorso dedicato alla salute femminile.

11. FAQ: domande frequenti su progesterone e alimentazione

Cosa mangiare per aumentare il progesterone?

Non esiste un alimento che abbia dimostrato di aumentare direttamente il progesterone in maniera paragonabile a un intervento ormonale.

È invece utile garantire un’alimentazione energeticamente adeguata, con proteine sufficienti, grassi prevalentemente insaturi, pesce, uova, legumi, verdure, frutta, cereali integrali, frutta secca e semi. [5,6]

Particolarmente importante è evitare restrizioni caloriche eccessive, perché la bassa disponibilità energetica può alterare l’ovulazione e la fase luteale. [12,13]

Il progesterone basso si può migliorare con l’alimentazione?

In alcuni contesti l’alimentazione può contribuire indirettamente.

Se il problema è associato, ad esempio, a bassa disponibilità energetica, alterazione dell’ovulazione o disfunzioni metaboliche, correggere la causa può favorire il recupero di una normale fisiologia ovarica. [12,13]

Non significa però che qualsiasi “progesterone basso” possa essere corretto mangiando un alimento specifico.

Quali alimenti aiutano l’equilibrio ormonale?

Più che singoli superfood è utile costruire un pattern alimentare basato su verdure, frutta, legumi, cereali integrali, pesce, uova, fonti proteiche di qualità, frutta secca, semi e olio extravergine di oliva, adattando quantità e distribuzione dei macronutrienti alla persona.

Conta anche evitare sia gli eccessi alimentari sia una restrizione energetica cronica.

Quali rimedi naturali possono sostenere il progesterone?

In un approccio integrato il primo “rimedio” è identificare eventuali cause modificabili: disponibilità energetica insufficiente, carenze nutrizionali, disfunzione ovulatoria o alterazioni metaboliche.

Il Vitex agnus-castus è stato studiato in alcuni particolari quadri di iperprolattinemia latente e difetto della fase luteale, ma le evidenze sono limitate e non ne giustificano un utilizzo indiscriminato. [14,15]

Vitamina D e inositolo possono avere un ruolo in specifiche condizioni metaboliche e ovulatorie, soprattutto nella PCOS, ma non sono integratori che aumentano direttamente il progesterone in tutte le donne. [17,18]

Quali sono le carenze nutrizionali da valutare?

La valutazione dipende dalla storia clinica e alimentare. Nel periodo pre-concezionale e durante la gravidanza particolare attenzione viene generalmente dedicata a folati, ferro, iodio, vitamina D, calcio e DHA. [6]

Magnesio, zinco e vitamina B6 sono nutrienti fisiologicamente importanti, ma la loro integrazione dovrebbe essere personalizzata e non utilizzata automaticamente come terapia per il progesterone basso. [8-10]

Il progesterone influenza la fame?

Gli ormoni sessuali partecipano alla regolazione dell’appetito. Mediamente, durante la fase luteale l’introito energetico tende ad aumentare rispetto alla fase follicolare. [19]

Progesterone ed estrogeni interagiscono inoltre con i sistemi neuroendocrini della fame e della sazietà. [21]

Questo non significa però che un aumento della fame premestruale dimostri la presenza di uno squilibrio ormonale.

Quali vitamine aiutano il progesterone?

Non esiste oggi una vitamina clinicamente dimostrata capace di “far salire” sistematicamente il progesterone.

Vitamina B6, vitamina D e diversi minerali sono indispensabili per la normale fisiologia, ma devono essere considerati nel contesto dello stato nutrizionale complessivo.

Nelle donne con PCOS, per esempio, alcuni studi sulla vitamina D hanno mostrato possibili benefici sulla regolarità ovulatoria, ma le prove specifiche sul progesterone sono ancora limitate. [17]

Il progesterone è importante in gravidanza?

Sì. Il progesterone è essenziale per la recettività endometriale, la decidualizzazione e numerosi adattamenti necessari all’instaurarsi e alla prosecuzione della gravidanza. [1,2]

L’alimentazione non sostituisce questa funzione ormonale, ma contribuisce a creare le condizioni metaboliche e nutrizionali necessarie al benessere materno e allo sviluppo fetale.

12. In sintesi: sostenere il progesterone significa sostenere la fisiologia femminile

Quando parliamo di alimentazione e progesterone, il concetto più importante è superare l’idea del singolo alimento o del singolo integratore in grado di “alzare un ormone”.

Il progesterone è il risultato di una fisiologia complessa: per avere una corretta fase luteale deve innanzitutto verificarsi un’ovulazione adeguata e deve formarsi un corpo luteo funzionale.

Per questo la nutrizione funzionale lavora a monte.

Significa garantire sufficiente disponibilità energetica, proteine e grassi essenziali; lavorare sulla salute metabolica e sulla risposta insulinica; evitare restrizioni eccessive; individuare eventuali carenze micronutrizionali; sostenere il sonno e lo stile di vita; utilizzare integratori e fitocomplessi soltanto quando esiste una reale indicazione.

La medicina integrata può quindi rappresentare un supporto prezioso, soprattutto nel periodo pre-concezionale e nella gestione funzionale del ciclo, purché non trasformi ogni nutriente o pianta medicinale in un presunto “progesterone naturale”.

In gravidanza il principio della personalizzazione diventa ancora più importante: alimentazione, integrazione e utilizzo di sostanze naturali devono essere rivalutati alla luce dei nuovi fabbisogni e della sicurezza materno-fetale.

Il vero obiettivo non è inseguire un singolo valore ormonale, ma favorire un organismo metabolicamente nutrito, capace di esprimere nel modo migliore possibile la propria fisiologia endocrina.

Bibliografia Scientifica

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PubMed – Progestogens and miscarriage meta-analysis

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Dott.ssa Enrica Rampazzo

Dott.ssa Enrica Rampazzo

Biologa nutrizionista

Mi occupo di nutrizione in gravidanza, allattamento ed età pediatrica, in patologie croniche e oncologiche, sindrome dello spettro autistico e dieta chetogenica.

Mi presento, sono la dott.ssa Enrica Rampazzo

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