Grasso addominale e distribuzione del peso

Grasso addominale e distribuzione del peso corporeo

Quando parliamo di “grasso addominale”, molte persone pensano subito a una questione estetica. In realtà, ciò che spesso mi trovo a spiegare durante le consulenze in studio è che l’accumulo adiposo a livello dell’addome non è solo un fastidio per la linea: è un campanello d’allarme per la salute metabolica e ormonale.

Mi chiamo Francesca Ballin e sono una biologa nutrizionista. In questo articolo voglio guidarti alla scoperta del perché, a parità di stile di vita o di peso corporeo, alcune persone tendano ad ingrassare proprio sulla pancia. Spesso mi trovo a parlare con pazienti che mi dicono: “Mangio bene, faccio movimento, eppure la pancetta non va via!”. Dietro questa frustrazione, si nascondono meccanismi biologici complessi, dove giocano un ruolo importante gli ormoni, lo stress, la qualità del sonno e la composizione della dieta.

Comprendere come funziona il grasso viscerale, perché è diverso da quello sottocutaneo e perché è così strettamente legato a insulina, cortisolo ed estrogeni, è fondamentale per poterlo affrontare con un piano efficace, personalizzato e soprattutto sostenibile. Non esistono soluzioni miracolose o scorciatoie: solo conoscenza, consapevolezza e strategie mirate.
In questo articolo analizzeremo tutto ciò che riguarda il grasso addominale: dalle cause ormonali e comportamentali, alle differenze di genere, fino alle strategie concrete per migliorare il proprio stato di salute e benessere. Lo faremo con un linguaggio chiaro ma rigoroso, integrando esempi pratici di “vita da studio” e consigli che applico ogni giorno nella mia professione.

Ti invito a leggere fino in fondo, perché conoscere il proprio corpo è il primo passo per prendersene cura davvero.

Tabella dei Contenuti

1. Cos’è il grasso addominale (e cos’è l’adipe)

1.1 Definizione di grasso addominale

Il grasso addominale è l’insieme dei depositi adiposi che si accumulano nella regione dell’addome. Si tratta di una zona particolarmente “sensibile” per il nostro metabolismo, in quanto qui si concentra un tipo di grasso che ha effetti molto più profondi di quanto si possa immaginare guardandosi allo specchio. Durante le visite, quando un paziente mi chiede:“È normale che io ingrassi solo sulla pancia?”, la prima cosa che faccio è spiegargli che non tutto il grasso è uguale, e che la localizzazione addominale può avere implicazioni importanti per la salute generale.

Spesso ci si riferisce genericamente al “grasso” come a qualcosa da eliminare, ma in realtà il tessuto adiposo è un organo attivo che produce ormoni e molecole infiammatorie. Quando si concentra nell’addome, diventa particolarmente critico per il nostro equilibrio ormonale e metabolico.

1.2 Differenza tra grasso sottocutaneo e grasso viscerale

Esistono due principali tipi di grasso addominale:

Grasso sottocutaneo:
si trova subito sotto la pelle, visibile e facilmente “pizzicabile”. È meno pericoloso dal punto di vista metabolico, anche se abbondanti quantità possono comunque influire sul benessere generale.

è quello che si deposita in profondità, tra gli organi interni come fegato, intestino e pancreas. Non si vede facilmente, ma è il vero “nemico silenzioso”.

Il grasso viscerale è strettamente collegato a problematiche come insulino-resistenza, sindrome metabolica, diabete di tipo 2, ipertensione e aumento del rischio cardiovascolare. Non a caso, è spesso uno dei primi segnali che osservo quando valuto un soggetto a rischio metabolico, anche in persone normopeso ma con pancia prominente.

Grasso addominale e distribuzione del peso corporeo

Esempio da studio: una mia paziente di 45 anni, normopeso ma con “pancia gonfia” persistente, lamentava stanchezza, fame improvvisa e sonno agitato. L’analisi bioimpedenziometrica ha evidenziato un eccesso di grasso viscerale, poi confermato dagli esami del sangue con glicemia e insulina alterate.

1.3 Il significato medico del termine “adipe”

Il termine adipe deriva dal latino adeps, che significa grasso. In medicina, viene usato per indicare genericamente il tessuto adiposo. Spesso i pazienti lo associano a qualcosa di “negativo”, ma come accennato prima, una certa quantità di adipe è fisiologica e svolge funzioni importanti: protegge gli organi, isola termicamente, e serve da riserva energetica.


Il problema nasce quando l’adipe diventa eccessivo o si localizza in aree strategiche come l’addome, alterando l’omeostasi ormonale e infiammatoria del corpo. Questo tipo di grasso, soprattutto nella forma viscerale, non è più solo un deposito passivo, ma un tessuto attivo che produce citochine pro-infiammatorie come il TNF-α e l’IL-6, contribuendo allo sviluppo di infiammazione cronica di basso grado.

1.4 Cos’è un “addome globoso”: implicazioni cliniche e metaboliche

Nel linguaggio clinico, quando si parla di addome globoso si intende una condizione in cui la pancia appare sporgente, tesa o gonfia, a prescindere dal peso corporeo. Questo quadro può derivare da:

  • eccesso di gas intestinale (meteorismo),
  • alterata postura,
  • ipotonia della parete addominale,
  • ma soprattutto accumulo di grasso viscerale.
Grasso addominale e distribuzione del peso l'addome globoso

In presenza di addome globoso, il sospetto che ci sia un’alterazione ormonale o uno stato infiammatorio latente è molto alto. Non è raro che da una semplice valutazione estetica si arrivi a individuare condizioni più profonde, come uno squilibrio insulinico o un eccesso di cortisolo dovuto a stress cronico.

2. Perché si accumula solo sulla pancia?

2.1 Grasso addominale e biotipo corporeo

Perché ingrasso solo sulla pancia, mentre altre persone mettono peso su cosce o fianchi?” La risposta risiede in parte nel nostro biotipo corporeo, ovvero la predisposizione genetica che determina dove il nostro corpo tende a immagazzinare il grasso. Alcuni individui hanno una costituzione cosiddetta “androide”, più tipica maschile, in cui il grasso si concentra sull’addome; altri, più “ginoidi”, accumulano prevalentemente su cosce e glutei.


Tuttavia, il biotipo è solo un punto di partenza. Ciò che fa davvero la differenza è il contesto ormonale in cui quel biotipo si esprime.

2.2 Squilibri ormonali: insulina, resistenza insulinica e aumento di peso

Uno degli ormoni più coinvolti nell’accumulo di grasso addominale è l’insulina, responsabile della regolazione della glicemia. Quando la nostra alimentazione è ricca di carboidrati raffinati, zuccheri semplici o quando i pasti sono troppo frequenti e sbilanciati, si possono creare condizioni di iperinsulinemia cronica, ovvero una continua stimolazione insulinica.

Col tempo, il corpo può sviluppare una resistenza all’insulina: le cellule faticano ad assorbire il glucosio, e il pancreas continua a produrne sempre di più. Questo circolo vizioso favorisce l’immagazzinamento di grasso, soprattutto a livello addominale. È per questo motivo che spesso nei miei piani alimentari punto su un’alimentazione a carico glicemico controllato, ricca di fibre e con un buon bilanciamento tra macronutrienti.

Grasso addominale e distribuzione del peso squilibri ormonali

Vita da studio: un paziente con BMI nella norma ma girovita elevato e sonnolenza post-prandiale ha mostrato valori alterati di insulinemia a digiuno. Con un piano alimentare a basso carico glicemico, i valori si sono normalizzati in poche settimane, e il grasso viscerale ha iniziato a ridursi visibilmente.

2.3 Lo stress cronico e il ruolo del cortisolo

Un altro protagonista dell’aumento del grasso viscerale è il cortisolo, l’ormone dello stress. Quando viviamo in uno stato di tensione costante, senza pause adeguate, sonno ristoratore o momenti di decompressione, il nostro corpo entra in una modalità di “allerta cronica”.

Il cortisolo, prodotto in eccesso dalle ghiandole surrenali,  favorisce l’accumulo di grasso nella zona addominale in quanto considera questa riserva come energia pronta all’uso in caso di emergenza. Ma in un contesto moderno, dove il pericolo non è più un predatore ma una riunione stressante o il traffico mattutino, questo meccanismo diventa disfunzionale.

Inoltre, lo stress altera la qualità del sonno, peggiora la sensibilità insulinica e può stimolare comportamenti alimentari impulsivi (fame da “comfort food”), alimentando ulteriormente il problema.



Come ridurre lo stress attraverso la dieta? Te lo diciamo qui: Dieta Anti-Cortisolo

2.4 Dieta infiammatoria, sedentarietà e sonno scarso: un mix esplosivo

A completare il quadro ci sono abitudini di vita scorrette, spesso sottovalutate:

  • Alimentazione infiammatoria: ricca di zuccheri, farine raffinate, grassi trans e alimenti industriali;
  • Sedentarietà: la mancanza di movimento riduce la spesa energetica e peggiora la sensibilità all’insulina;
  • Privazione di sonno: dormire poco o male aumenta i livelli di cortisolo e grelina (ormone della fame), riducendo al contempo la leptina (ormone della sazietà).

Queste componenti agiscono sinergicamente: una dieta sregolata porta a picchi insulinici; lo stress alza il cortisolo; la sedentarietà impedisce al corpo di utilizzare correttamente il glucosio; il sonno scarso amplifica fame e infiammazione. È un circolo vizioso che si traduce in grasso, soprattutto sulla pancia.

🧠 Piccolo test che faccio in studio: chiedo al paziente di descrivermi una giornata tipo. In base a quando mangia, se riesce a dormire almeno 7 ore, e se riesce a ritagliarsi del tempo per camminare o scaricare lo stress, posso già intuire quanto il suo stile di vita incida sull’accumulo addominale.

3. Grasso addominale: differenze tra uomo e donna

3.1 Accumulo centrale nell’uomo: cause e conseguenze

Negli uomini, la tendenza ad accumulare grasso in zona addominale è più marcata già in età giovanile e adulta. Questo tipo di distribuzione adiposa è definita “androide” e si contrappone a quella “ginoide” tipica femminile. La predisposizione maschile al grasso viscerale dipende da fattori ormonali, in particolare da alti livelli di androgeni (come il testosterone) e da una maggiore risposta allo stress cronico con produzione di cortisolo.

Il risultato è un corpo spesso normopeso, ma con girovita abbondante, il cosiddetto “fenotipo TOFI” (Thin Outside, Fat Inside): magro fuori, grasso dentro. Questa condizione è tra le più insidiose perché non si nota esternamente, ma è fortemente associata a:

  • steatosi epatica non alcolica (fegato grasso),
  • ipertensione,
  • diabete di tipo 2,
  • aumento del rischio cardiovascolare.
Grasso addominale e distribuzione del peso uomo con pancia

Dal mio studio: uomini tra i 35 e i 55 anni spesso arrivano in consulenza perché “la pancia non va più giù come a 20 anni”. Una bioimpedenziometria e pochi dati clinici mi permettono di evidenziare un eccesso viscerale anche in soggetti sportivi. In questi casi, la gestione dello stress e della qualità del sonno diventa prioritaria, prima ancora dell’alimentazione.

3.2 Grasso addominale femminile e menopausa

Nelle donne, la distribuzione del grasso è influenzata soprattutto dagli estrogeni, che durante l’età fertile favoriscono una concentrazione adiposa sui glutei e cosce (distribuzione ginoide). Tuttavia, con l’arrivo della menopausa, il calo fisiologico degli estrogeni altera la distribuzione del tessuto adiposo, favorendo un accumulo viscerale simile a quello maschile.

È frequente che donne, anche con peso stabile, riferiscano dopo i 50 anni un aumento della pancia, cambiamenti nella composizione corporea, gonfiore e rallentamento del metabolismo. La carente attività ormonale ovarica agisce in sinergia con:
• aumento della resistenza insulinica,
• alterazioni del microbiota intestinale,
• peggioramento della qualità del sonno e aumento del cortisolo.

Grasso addominale e distribuzione del peso donna con pancia

Vita da studio: seguo molte donne tra i 48 e i 60 anni che arrivano dicendo: "Mangio come prima, ma la pancia è aumentata." Spiegare che il cambiamento ormonale comporta una diversa risposta metabolica ai cibi è spesso il primo passo per superare la frustrazione e impostare una strategia efficace.

3.3 Estrogeni, metabolismo e redistribuzione del grasso

Gli estrogeni non solo influenzano dove si accumula il grasso, ma anche come il corpo lo utilizza. Con la loro riduzione:

  • cala la sensibilità all’insulina,
  • rallenta la lipolisi (cioè la mobilitazione dei grassi),
  • si alterano i segnali di fame e sazietà.

Inoltre, la riduzione degli estrogeni può aumentare i livelli di cortisolo, amplificando l’impatto dello stress. Questo contribuisce a rendere il dimagrimento più difficile, anche a parità di alimentazione e attività fisica rispetto al passato.

3.4 L’impatto degli stili di vita nel genere femminile e maschile

Le differenze non sono solo biologiche, ma anche comportamentali. Le donne, ad esempio, spesso adottano diete restrittive che, se protratte nel tempo, aumentano il cortisolo e peggiorano la composizione corporea. Gli uomini, al contrario, tendono a sottovalutare i segnali di squilibrio metabolico e raramente si rivolgono a un nutrizionista fino a che la pancia non diventa “un ostacolo pratico”.
Grasso addominale e distribuzione del peso uomo stressato

È quindi fondamentale lavorare in modo personalizzato su:

  • approccio alimentare bilanciato,
  • attività fisica su misura (forza + aerobica),
  • supporto alla gestione dello stress,
  • eventuale integrazione mirata in caso di squilibri ormonali confermati.

4. Ormoni e grasso viscerale: cosa sapere

In questo capitolo vediamo come cortisolo, insulina e ormoni sessuali influenzino la distribuzione del grasso, e quali strategie aiutano a riequilibrare l’assetto ormonale.

4.1 Cortisolo: l’ormone dello stress e il grasso sull’addome

Il cortisolo è uno degli ormoni più coinvolti nell’accumulo di grasso viscerale. Prodotto dalle ghiandole surrenali, è essenziale per la sopravvivenza, ma quando resta elevato nel tempo – come accade in condizioni di stress cronico – può avere effetti deleteri sulla composizione corporea.

In particolare, il cortisolo:

  • stimola l’immagazzinamento di grasso viscerale,
  • aumenta il catabolismo muscolare,
  • peggiora la sensibilità insulinica,
  • favorisce il desiderio di zuccheri semplici e carboidrati raffinati.

Durante le consulenze, è frequente sentire frasi come: “Non riesco a perdere peso anche se mangio poco” o “La fame mi prende soprattutto la sera”. In questi casi sospetto sempre un iperattivazione dell’asse HPA (ipotalamo-ipofisi-surrene), con cortisolo alterato. La conseguenza? Grasso che si accumula proprio sull’addome, anche senza eccessi alimentari.

⚠️ Vita da studio: una paziente manager con ritmo frenetico, insonnia e fame nervosa serale non rispondeva alla dieta. Dopo aver integrato tecniche di rilassamento (mindfulness e respiro diaframmatico) e corretto il sonno, il girovita ha iniziato a scendere in maniera evidente.

4.2 Insulina: effetto dei picchi glicemici e delle diete ricche in zuccheri

L’insulina è un altro attore chiave. Si tratta dell’ormone responsabile di abbassare la glicemia nel sangue dopo i pasti. Tuttavia, un’alimentazione ricca di zuccheri semplici, farine raffinate e spuntini frequenti stimola continui picchi insulinici.

Quando questi picchi diventano cronici, si sviluppa una resistenza insulinica, in cui le cellule non rispondono più adeguatamente all’insulina. Il risultato? Più insulina circolante → maggiore accumulo di grasso, soprattutto a livello viscerale.

🧪 In studio valuto spesso il rapporto tra glicemia e insulina a digiuno: valori alterati indicano una tendenza all’insulino-resistenza, anche in soggetti normopeso.

Correggere questo assetto significa Azione
Picchi più bassi ridurre il carico glicemico dei pasti,
Energia più stabile distribuire bene i carboidrati nella giornata,
Supporto metabolico aumentare il consumo di fibre e grassi buoni,
Sensibilità insulinica allenarsi per migliorare la sensibilità insulinica.

4.3 Altri ormoni coinvolti: estrogeni, progesterone, testosterone

Oltre a cortisolo e insulina, anche altri ormoni influenzano la localizzazione del grasso:

  • Estrogeni: nelle donne, il loro calo in menopausa favorisce l’accumulo viscerale.
  • Progesterone: il suo deficit (ad es. nella sindrome premestruale o in perimenopausa) può contribuire a ritenzione idrica, fame e alterazioni dell’umore.
  • Testosterone: negli uomini, bassi livelli si associano a perdita di massa magra e aumento del grasso addominale.

La valutazione ormonale nei casi di stallo ponderale o adiposità persistente è spesso fondamentale per impostare un piano efficace. In alcuni casi, consiglio esami mirati per osservare lo status endocrino e suggerisco eventuali integrazioni nutraceutiche o strategie fitoterapiche di supporto.

4.4 Strategie per migliorare l’equilibrio ormonale in chiave anti-viscerale

Equilibrare il sistema ormonale è una delle chiavi per ridurre il grasso viscerale. Alcuni pilastri da cui partire:

  • Regolarità nei ritmi circadiani: svegliarsi e andare a dormire a orari costanti aiuta l’asse HPA.
  • Alimentazione antinfiammatoria e bilanciata, con attenzione ai carboidrati.
  • Attività fisica costante, che abbassa il cortisolo e migliora la sensibilità insulinica.
  • Tecniche di gestione dello stress: respirazione lenta, yoga, passeggiate nella natura.
  • Supporto fitoterapico, dove utile, con adattogeni come rhodiola, ashwagandha, magnesio e vitamine del gruppo B.

Questi approcci, integrati tra loro, hanno dimostrato di migliorare significativamente la composizione corporea e la risposta metabolica nel medio-lungo termine.

5. Cosa fare per ridurre il grasso addominale

5.1 Dieta antinfiammatoria: linee guida e consigli

Ridurre il grasso addominale non significa fare una dieta drastica, ma impostare un piano nutrizionale sostenibile, bilanciato e antinfiammatorio. L’obiettivo non è solo perdere peso, ma anche migliorare l’ambiente ormonale e metabolico, spegnendo quel fuoco di infiammazione cronica di basso grado che alimenta l’accumulo viscerale.



Grasso addominale e distribuzione del peso mangiare leggero a cena

Lo sai che ci sono degli alimenti indicati per disinfiammare l’organismo? Leggi qui: “Cibo Antinfiammatorio:la guida di Nutrizione Sana

Regole pratiche che applico nei miei piani nutrizionali
Colazione bilanciata
Evitando picchi glicemici (niente biscotti, meglio yogurt greco con frutta e semi oleosi).
Carboidrati complessi
Integrali e ben distribuiti nella giornata, in particolare nei pasti post-attività.
Grassi buoni
Olio extravergine d’oliva, frutta secca, avocado, pesce azzurro.
Proteine ad ogni pasto
Utili per sazietà, massa muscolare e controllo glicemico.
Verdure abbondanti e colorate
Per fibra e antiossidanti.
Zuccheri semplici e farine raffinate
Ridotti al minimo.
️ In studio consiglio spesso di partire da un semplice diario alimentare: scrivere per 3 giorni cosa si mangia aiuta a prendere consapevolezza di errori nascosti (spuntini inutili, eccesso di pane, poca verdura, etc).

5.2 Allenamento: l’importanza di combinare forza e cardio

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L’attività fisica è una delle strategie più efficaci per ridurre il grasso viscerale. Ma attenzione: non basta “camminare un po’” o fare solo attività aerobica.
L’approccio più efficace prevede:

  • Allenamento di forza (2-3 volte a settimana): migliora la composizione corporea, aumenta il metabolismo basale, favorisce la sensibilità insulinica.
  • Attività cardio (camminata veloce, cyclette, nuoto, corsa leggera): utile per stimolare la mobilizzazione dei grassi e ridurre il cortisolo.
  • HIIT (High Intensity Interval Training) per chi è già allenato: brevi sessioni ad alta intensità migliorano significativamente l’equilibrio metabolico.

️‍♀ In ambulatorio collaboro spesso con personal trainer o fisioterapisti: un piano alimentare funziona molto meglio se integrato con un programma motorio personalizzato, calibrato sulle esigenze e sulle condizioni ormonali del paziente.

5.3 Gestione del sonno e tecniche antistress per regolare il cortisolo

Dormire bene non è un lusso: è una condizione fondamentale per la salute ormonale e per bruciare grasso viscerale. Pochi lo considerano, ma senza un sonno profondo e rigenerante, anche la dieta più precisa o l’allenamento più intenso rischiano di non dare risultati soddisfacenti.

Consigli pratici:

  • Andare a letto sempre alla stessa ora.
  • Evitare schermi luminosi un’ora prima di dormire.
  • Favorire un ambiente buio, silenzioso e fresco.
  • Cena leggera e almeno due ore prima di coricarsi.
  • Tisane rilassanti (passiflora, melissa, camomilla) o integrazioni naturali su consiglio del professionista.

 

Grasso addominale e distribuzione del peso tisana leggera

Anche la gestione dello stress è centrale: tecniche come mindfulness, respiro diaframmatico, training autogeno e esercizi di journaling possono ridurre la produzione di cortisolo e migliorare il controllo emotivo della fame.

Un esempio concreto: pazienti con sonno disturbato e grasso addominale spesso riferiscono risvegli precoci o fame notturna. Migliorando l’igiene del sonno e lavorando sulla regolazione dello stress, i miglioramenti metabolici sono visibili in poche settimane.

5.4 Approccio integrato in studio: esempi dalla pratica quotidiana

In qualità di nutrizionista, ciò che propongo ai pazienti non è una soluzione “spot”, ma un percorso integrato e sostenibile, costruito in base alla loro storia clinica, al profilo ormonale, allo stile di vita e alle loro emozioni.

Per esempio:

Una donna in menopausa con aumento della pancia, insonnia e fame nervosa riceverà un protocollo mirato su estrogeni, sonno e stress.

Un uomo con pancia dura e viscerale, sedentario, riceverà un piano focalizzato sulla gestione della glicemia e sull’inserimento graduale dell’allenamento di forza.

Un giovane normopeso con pancetta persistente e vita stressante da scrivania verrà aiutato prima a regolare cortisolo e insulina, poi sull’aspetto estetico.

Grasso addominale e distribuzione del peso pancetta persistente

L’idea di fondo è che non esiste una dieta universale per il grasso addominale. Serve un intervento personalizzato, cucito su misura, che tenga conto del corpo e della mente della persona.

6. Il grasso addominale

Il grasso addominale è un tipo di tessuto adiposo che si accumula nella zona dell’addome e può essere suddiviso in due categorie principali: grasso sottocutaneo e grasso viscerale. Il primo si trova immediatamente sotto la pelle ed è visibile esternamente; il secondo, invece, si localizza più in profondità, attorno agli organi interni come intestino, fegato e pancreas, risultando invisibile ma metabolicamente attivo e pericoloso.

Il grasso viscerale, in particolare, è associato a un aumento del rischio di sviluppare malattie metaboliche e cardiovascolari, come:

  • diabete di tipo 2,
  • ipertensione,
  • steatosi epatica non alcolica (fegato grasso),
  • sindrome metabolica,
  • infiammazione cronica sistemica.

A differenza di altre aree del corpo, l’addome è altamente sensibile agli ormoni come l’insulina e il cortisolo. Per questo, l’accumulo di grasso in questa zona può essere un segnale di:

  • resistenza insulinica,
  • stress cronico e iperproduzione di cortisolo,
  • squilibri ormonali legati all’età o al sesso (es. menopausa, andropausa).

Il grasso addominale non va sottovalutato: anche soggetti normopeso possono presentare una quantità eccessiva di grasso viscerale, condizione nota come “obesità metabolica”, con elevato rischio per la salute nonostante un peso apparentemente normale.

📌 In sintesi: il grasso addominale è un indicatore chiave della salute metabolica. Non è solo una questione estetica, ma un parametro da monitorare con attenzione e da affrontare con un approccio integrato, personalizzato e sostenibile.

7. Conclusioni

Il grasso addominale rappresenta molto più di un semplice inestetismo: è un indicatore prezioso dello stato di salute metabolica e ormonale di una persona. Come abbiamo visto, non si tratta solo di “avere la pancia”, ma di comprendere perché il nostro corpo tende ad accumulare tessuto adiposo proprio in quella zona.

I fattori coinvolti sono molteplici: genetica, biotipo corporeo, dieta, sedentarietà, qualità del sonno, ma soprattutto ormoni e stress cronico. È proprio questo intreccio di elementi che rende il grasso viscerale così difficile da gestire con soluzioni semplicistiche o diete “mordi e fuggi”.

Durante il mio lavoro in studio, mi rendo conto ogni giorno che ciò che serve davvero è un approccio multidimensionale, che tenga conto della persona nella sua interezza: corpo, mente, abitudini e storia clinica. È inutile puntare solo sulla restrizione calorica se non si interviene anche sul cortisolo, sulla qualità del sonno o sulla distribuzione dei macronutrienti.

 La buona notizia?

È possibile invertire il processo. Con piccoli cambiamenti costanti, personalizzati e consapevoli, il corpo risponde, il grasso addominale si riduce e, soprattutto, migliora la salute a lungo termine.

Ti invito a non sottovalutare il segnale che il tuo corpo ti sta dando: se il grasso si concentra sull’addome, è tempo di ascoltarlo e iniziare un percorso guidato, strutturato e sostenibile. Come biologa nutrizionista, il mio obiettivo non è solo farti perdere peso, ma aiutarti a riconnetterti con il tuo metabolismo e a ritrovare il tuo equilibrio interno.

E non possiamo non ricordare quanto una dieta sana ed equilibrata fa bene.. Sempre! Leggi il nostro articolo: “Mangiare sano:benefici di una alimentazione equilibrata

8. FAQ – Domande frequenti sul grasso addominale

1. Qual è la differenza tra grasso addominale e grasso viscerale?
Il grasso addominale è un termine generico che include sia il grasso sottocutaneo, visibile e localizzato sotto la pelle, sia il grasso viscerale, più profondo e distribuito attorno agli organi interni. È quest’ultimo il più pericoloso dal punto di vista metabolico, perché legato a infiammazione cronica, insulino-resistenza e rischio cardiovascolare.
2. Il grasso sulla pancia è sempre pericoloso?
Non necessariamente. Se si tratta solo di grasso sottocutaneo, può essere più un problema estetico che clinico. Tuttavia, quando l’addome è duro, globoso o aumenta anche senza grandi variazioni di peso, il sospetto che si tratti di grasso viscerale è alto, e in quel caso va monitorato attentamente.
3. Perché ingrasso solo sull’addome anche se non mangio tanto?
Questo fenomeno è spesso legato a squilibri ormonali, stress cronico o resistenza insulinica. Anche un sonno non ristoratore o una vita troppo sedentaria possono contribuire. Non sempre è una questione di calorie in eccesso: la qualità dell’alimentazione e dello stile di vita conta molto di più.
4. È possibile eliminare il grasso addominale solo con la dieta?
La dieta è fondamentale, ma da sola potrebbe non bastare. Servono anche:
  • movimento regolare,
  • gestione dello stress,
  • sonno di qualità,
  • equilibrio ormonale.
Un approccio integrato, costruito su misura, è quello che porta risultati duraturi.
5. Gli ormoni influiscono davvero sul grasso localizzato?
Assolutamente sì. Insulina, cortisolo, estrogeni e testosterone regolano la distribuzione del grasso nel corpo. Uno squilibrio anche lieve può spostare l’accumulo verso l’addome. Per questo motivo, in alcuni casi è utile approfondire il profilo ormonale prima di intervenire solo sul piano alimentare.
6. Cosa posso fare per ridurre lo stress e quindi il grasso viscerale?
Lo stress cronico aumenta il cortisolo, che favorisce il deposito di grasso viscerale. Per contrastarlo:
  • pratica respirazione profonda o mindfulness,
  • fai passeggiate all’aperto,
  • limita la caffeina in eccesso,
  • stabilisci orari regolari per dormire e mangiare,
  • dedica del tempo a ciò che ti rilassa davvero.

9. Bibliografia

Di seguito trovi le principali fonti scientifiche e accademiche a cui ho fatto riferimento per la stesura dell’articolo. Ho selezionato studi e revisioni aggiornate, affidabili e pertinenti rispetto ai temi trattati:

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  4.  Klein S. et al. Clinical implications of obesity with specific focus on cardiovascular disease. AHA Scientific Statement. Circulation. 2004;110(18):2952–2967.
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  7. Pasquali R. Obesity and androgens: facts and perspectives. Fertil Steril. 2006;85(5):1319–1340.
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  13.  National Institutes of Health (NIH). Obesity, hormones, and health. Accessed through https://www.nih.gov
  14. Società Italiana dell’Obesità (SIO). Linee guida per la gestione clinica del paziente con obesità.

Dott.ssa
Francesca Ballin

Biologa Nutrizionista

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