Prefazione
Nel mio lavoro di biologa nutrizionista, mi capita spesso di incontrare persone che mi chiedono con aria un po’ perplessa:
“Dottoressa, ma cosa sono esattamente i nutraceutici? Sono come gli integratori o sono dei farmaci naturali?”
È una domanda più che legittima, perché la terminologia in questo ambito può confondere anche chi è molto attento alla propria salute. In realtà, il concetto di nutraceutico rappresenta una delle frontiere più affascinanti e promettenti della moderna scienza dell’alimentazione: un punto d’incontro tra nutrizione e farmacologia, tra ciò che mangiamo ogni giorno e ciò che può realmente supportare il nostro benessere in modo naturale.
Il termine “nutraceutico” deriva dall’unione di nutrizione e farmaceutico, e indica una sostanza presente negli alimenti, o derivata da essi, che ha un effetto benefico sulla salute, oltre al semplice valore nutritivo. È un concetto che amo spiegare ai miei pazienti con un’immagine semplice:
se l’alimento è la nostra quotidiana fonte di energia, il nutraceutico è quel “principio attivo” che lavora silenziosamente per mantenerci in equilibrio, proteggendoci nel lungo periodo.
Negli ultimi anni, la ricerca scientifica ha dimostrato come alcuni composti bioattivi — dai polifenoli del tè verde agli omega-3 del pesce, fino ai probiotici dello yogurt — possano agire sulla prevenzione di disturbi metabolici, cardiovascolari e infiammatori. Ecco perché parliamo di “alimenti funzionali”, cioè di cibi che, oltre a nutrire, “funzionano” anche come strumenti di prevenzione e benessere.
Nel mio studio, ad esempio, capita spesso che un paziente arrivi lamentando stanchezza cronica o difficoltà digestive, convinto di aver bisogno di un integratore “forte”. Ma dopo un’attenta analisi, scopriamo insieme che la soluzione non sta nel moltiplicare le capsule, bensì nel riequilibrare la dieta introducendo cibi funzionali, ricchi di sostanze attive che lavorano in sinergia con l’organismo.
È sempre un momento bello da condividere, perché il paziente capisce che la salute non si compra in farmacia, ma si costruisce a tavola — giorno dopo giorno.
Con questo articolo voglio accompagnarti in un viaggio alla scoperta dei nutraceutici e degli alimenti funzionali, spiegando in modo chiaro ma scientificamente fondato cosa sono, come agiscono e soprattutto come inserirli nella vita di tutti i giorni in modo consapevole.
L’obiettivo non è sostituire la medicina tradizionale, ma valorizzare l’alimentazione come primo strumento di prevenzione e benessere, nel rispetto dell’unicità di ogni individuo.
Buona lettura,
Dott.ssa Cecchetti
Biologa Nutrizionista
Tabella dei Contenuti
1. Cosa sono i nutraceutici: definizione e significato scientifico
1.1 Origine del termine e differenze con integratori e farmaci
Il termine nutraceutico è stato coniato negli anni ’80 dal dottor Stephen DeFelice, fondatore della Foundation for Innovation in Medicine, per indicare quelle sostanze nutritive o naturali capaci di esercitare un effetto benefico sulla salute umana. È una parola composta da nutrizione e farmaceutico, a sottolineare il legame stretto tra ciò che mangiamo e la prevenzione delle malattie.
Spesso, nel mio studio, noto che la confusione nasce dal paragone con gli integratori alimentari o con i farmaci. Gli integratori hanno la funzione di colmare carenze nutrizionali, mentre i farmaci servono a curare o trattare una malattia. I nutraceutici, invece, occupano una “zona di confine”:
non curano, ma aiutano a prevenire; non sostituiscono la terapia, ma supportano l’organismo nel mantenere il proprio equilibrio fisiologico.
Un esempio pratico che porto spesso ai pazienti riguarda gli omega-3. Se vengono assunti come parte del pesce azzurro o di oli di qualità, parliamo di alimenti funzionali; se invece vengono estratti e concentrati per il loro effetto benefico su colesterolo e infiammazione, diventano nutraceutici. In entrambi i casi, il principio attivo è lo stesso, ma cambia il contesto e lo scopo.
1.2 Classificazione dei nutraceutici: nutrienti, estratti vegetali e composti bioattivi
In base alla loro origine e al meccanismo d’azione, i nutraceutici si possono classificare in tre grandi categorie:
- Nutrienti essenziali: come vitamine, minerali, aminoacidi o acidi grassi che, in concentrazioni superiori a quelle presenti normalmente negli alimenti, esercitano un’azione funzionale specifica (es. vitamina D per l’immunità, magnesio per la contrazione muscolare).
- Estratti vegetali e fitocomplessi: derivati da piante officinali come curcuma, carciofo, mirtillo o ginseng, che contengono sostanze attive in grado di modulare i processi metabolici o infiammatori.
Composti bioattivi isolati dagli alimenti: come i polifenoli, i carotenoidi, i flavonoidi o i peptidi bioattivi, studiati per la loro azione antiossidante, antinfiammatoria o di supporto al microbiota intestinale.
Nel mio approccio clinico, cerco sempre di integrare queste categorie partendo dal cibo: la base deve essere un’alimentazione varia e bilanciata, perché è lì che si trova il terreno ideale per far “funzionare” i nutraceutici. Solo quando necessario, valuto l’aggiunta di prodotti specifici, sempre con criteri scientifici e personalizzati.
1.3 Il ruolo della ricerca scientifica: dalla teoria alla pratica clinica
Negli ultimi decenni, la ricerca sui nutraceutici ha fatto passi da gigante. Studi clinici e meta-analisi hanno dimostrato l’efficacia di molti composti naturali nel ridurre i marcatori infiammatori, migliorare il profilo lipidico o sostenere la funzione immunitaria. Tuttavia, non tutti i prodotti in commercio hanno evidenze solide alle spalle, ed è qui che entra in gioco la professionalità del nutrizionista.
Ogni nutraceutico, infatti, deve essere valutato in base a:
- Biodisponibilità (cioè quanto viene effettivamente assorbito e utilizzato dall’organismo);
- Purezza e dosaggio del principio attivo;
- Contesto nutrizionale in cui viene assunto (una dieta ricca di zuccheri e grassi saturi può annullarne gli effetti positivi).
Nel mio lavoro clinico, amo definire i nutraceutici come “strumenti di precisione”: non servono a tutti, ma possono fare una grande differenza quando vengono scelti e utilizzati nel modo giusto.
Se sei interessato invece ad alimenti di tipo integrale, scopri perchè e quando sceglierli nel nostro articolo sul Perchè è importante mangiare integrale
1.4 Definizione di Nutraceutico
Un nutraceutico è una sostanza o un composto bioattivo di origine naturale che, assunto con la dieta o sotto forma concentrata, apporta benefici alla salute e contribuisce alla prevenzione di malattie, andando oltre il semplice valore nutritivo dell’alimento da cui deriva.
A differenza dei farmaci, i nutraceutici non hanno scopo terapeutico diretto, ma agiscono sui meccanismi fisiologici per migliorare il benessere generale e mantenere l’equilibrio dell’organismo.
In sintesi, i nutraceutici rappresentano il punto d’incontro perfetto tra scienza e natura, e costituiscono una delle basi più interessanti dell’alimentazione moderna orientata alla prevenzione.
2. Gli alimenti funzionali: quando il cibo diventa una terapia naturale
2.1 Definizione di alimento funzionale e differenze con i nutraceutici
Quando parliamo di alimenti funzionali, ci riferiamo a quei cibi che, oltre al loro valore nutritivo, esercitano un effetto positivo su una o più funzioni fisiologiche dell’organismo. In parole semplici: sono alimenti che “lavorano” per noi, aiutandoci a stare meglio e a prevenire l’insorgenza di disturbi.
A differenza dei nutraceutici, che sono spesso estratti, concentrati o capsule contenenti principi attivi isolati, gli alimenti funzionali fanno parte della dieta quotidiana. La loro azione benefica è legata alla sinergia naturale dei nutrienti che contengono, piuttosto che alla somministrazione di un singolo principio.
Un esempio classico è lo yogurt con fermenti lattici vivi: oltre a fornire proteine e calcio, contribuisce all’equilibrio del microbiota intestinale, migliorando la digestione e rinforzando le difese immunitarie. Oppure pensiamo al pomodoro cotto, ricco di licopene: un antiossidante potente che protegge le cellule dallo stress ossidativo e supporta la salute cardiovascolare.
Nella mia esperienza clinica, noto che i pazienti spesso restano stupiti nello scoprire che non serve per forza assumere un integratore per ottenere un effetto benefico.
A volte basta modificare piccole abitudini quotidiane — come introdurre con regolarità alimenti funzionali nella dieta — per vedere miglioramenti concreti in energia, digestione e benessere generale.
2.2 Esempi pratici: yogurt probiotici, avena, tè verde, olio extravergine e cacao
Gli esempi di alimenti funzionali sono numerosi e affascinanti, ma ecco alcuni tra i più efficaci e supportati da evidenze scientifiche:
- Yogurt e kefir: ricchi di probiotici, favoriscono l’equilibrio del microbiota intestinale e migliorano la digestione.
- Avena e orzo: contengono beta-glucani, fibre solubili che riducono il colesterolo LDL e stabilizzano la glicemia.
- Tè verde: fonte di catechine (in particolare EGCG), antiossidanti che contrastano lo stress ossidativo e migliorano il metabolismo.
- Olio extravergine d’oliva: un vero “farmaco naturale” della dieta mediterranea, ricco di polifenoli e acidi grassi monoinsaturi, protettivi per cuore e arterie.
- Cacao e cioccolato fondente: contengono flavonoidi che migliorano la circolazione e stimolano la produzione di serotonina, il “neurotrasmettitore del buonumore”.
Ricordo un caso emblematico: una paziente con lieve ipercolesterolemia che preferiva evitare integratori. Insieme abbiamo rivisto la sua alimentazione, introducendo avena a colazione, olio extravergine a crudo e un quadratino di cioccolato fondente dopo pranzo. Dopo tre mesi, i valori di colesterolo erano scesi, e lei mi disse sorridendo: “Dottoressa, non avrei mai pensato che curarsi potesse essere così… buono!”
2.3 La frontiera dell’alimentazione personalizzata: funzionali su misura per il microbiota
Oggi, la scienza sta aprendo la strada a un nuovo concetto: l’alimento funzionale personalizzato.
Ogni persona ha un microbiota unico — un insieme di miliardi di batteri che vivono nel nostro intestino e influenzano digestione, immunità, umore e metabolismo. Scegliere alimenti funzionali in base alla propria composizione batterica intestinale è il futuro dell’alimentazione preventiva.
Ad esempio, chi presenta una flora intestinale povera di Lactobacillus e Bifidobacterium può beneficiare di yogurt fermentati o alimenti prebiotici (come la cicoria o il porro), mentre chi tende a disturbi infiammatori può trarre vantaggio da un maggiore apporto di polifenoli e fibre antinfiammatorie.
Nel mio studio, capita spesso che, dopo un’analisi del microbiota, strutturiamo insieme al paziente un piano nutrizionale mirato. Ed è proprio lì che gli alimenti funzionali diventano una sorta di “terapia dolce”: una strategia naturale, sostenibile e, soprattutto, su misura per l’individuo.
Gli alimenti funzionali rappresentano la dimostrazione più tangibile che il cibo può essere una medicina, se scelto con consapevolezza. Non si tratta di mode o prodotti “miracolosi”, ma di un ritorno alla saggezza della natura, guidato però dalle conoscenze della scienza moderna.
3. Benefici dei nutraceutici e degli alimenti funzionali per la salute
3.1 Sistema immunitario e difese naturali
Uno dei primi sistemi a beneficiare dell’assunzione di nutraceutici e alimenti funzionali è sicuramente il sistema immunitario.
Le difese del nostro corpo sono influenzate in modo diretto da ciò che mangiamo: nutrienti, antiossidanti e composti bioattivi possono rafforzare la risposta immunitaria, riducendo il rischio di infezioni stagionali e migliorando la capacità dell’organismo di reagire agli agenti esterni.
Tra i protagonisti assoluti troviamo:
- Vitamina C, contenuta in agrumi, kiwi e frutti di bosco, che stimola la produzione di linfociti e favorisce la sintesi del collagene nelle barriere mucose.
- Vitamina D, fondamentale per la modulazione della risposta immunitaria, spesso carente nei mesi invernali e nei soggetti sedentari.
- Zinco e selenio, minerali essenziali che proteggono le cellule immunitarie dallo stress ossidativo.
- Probiotici, presenti in yogurt e kefir, che migliorano la composizione del microbiota intestinale, sede di circa il 70% del sistema immunitario.
Nel mio studio, raccomando spesso ai pazienti di “allenare le difese” attraverso la dieta, non solo con integratori. Un esempio? Una colazione con yogurt, semi oleosi e frutti rossi fornisce probiotici, minerali e antiossidanti in un solo pasto.
È la differenza tra nutrire il corpo e fortificare la salute.
3.2 Cuore e circolazione: fitosteroli, omega-3 e polifenoli
Il cuore è forse l’organo che più trae vantaggio da una corretta alimentazione funzionale. Numerosi studi hanno dimostrato che alcuni nutrienti sono in grado di mantenere sotto controllo i livelli di colesterolo, migliorare la pressione arteriosa e ridurre l’infiammazione sistemica.
Gli omega-3 (EPA e DHA), presenti nel pesce azzurro e nei semi di lino, aiutano a regolare i trigliceridi e migliorano la fluidità del sangue.
I fitosteroli, presenti in frutta secca, semi e alcuni oli vegetali, competono con il colesterolo a livello intestinale, riducendone l’assorbimento.
I polifenoli dell’olio extravergine d’oliva e del vino rosso contribuiscono a proteggere le cellule endoteliali, riducendo l’ossidazione delle LDL.
Ricordo bene il caso di un paziente cinquantenne con lieve ipercolesterolemia, scettico all’idea che il cibo potesse “curare”. Dopo tre mesi di dieta mirata e uso regolare di olio EVO a crudo e pesce azzurro, il suo colesterolo totale era sceso di 25 punti.
Mi disse sorridendo:
“Dottoressa, mi ha fatto cambiare l’idea di prevenzione: ora penso al mio cuore ogni volta che scelgo cosa mettere nel piatto.”
3.3 Apparato digerente e microbiota intestinale
Il nostro intestino è un vero e proprio “ecosistema” che comunica con cervello, sistema immunitario e metabolismo.
Un microbiota sano significa digestione regolare, migliore assorbimento dei nutrienti e minore infiammazione.
Qui entrano in gioco i probiotici e i prebiotici, ma anche alcuni alimenti funzionali particolarmente efficaci, come:
- Yogurt, kefir e kimchi (fonte di microrganismi benefici);
- Cicoria, porri e banane acerbe (ricchi di fibre prebiotiche come l’inulina);
- Polifenoli del tè verde e del cacao, che favoriscono la crescita dei batteri “buoni”.
Un intestino equilibrato si riflette anche su umore e concentrazione: non è un caso che lo si chiami “il secondo cervello”.
Nel mio lavoro vedo spesso pazienti che, migliorando la salute intestinale, riferiscono maggiore energia, sonno migliore e riduzione del gonfiore.
Quando il microbiota è in armonia, tutto il corpo funziona meglio.
Vuoi scoprire cos’è e come funziona il microbiota intestinale? Leggi qui: “Cos’è il microbiota intestinale?“
3.4 Mente e stress ossidativo: focus su vitamine e antiossidanti
Stress, ritmi frenetici e mancanza di sonno aumentano la produzione di radicali liberi, molecole instabili che danneggiano le cellule e accelerano l’invecchiamento.
In questo contesto, i nutraceutici e gli alimenti funzionali rappresentano una “barriera naturale” contro lo stress ossidativo.
- I flavonoidi del cacao e i polifenoli del tè verde migliorano la funzione cognitiva e la memoria.
- Gli omega-3 supportano la trasmissione neuronale e riducono i processi infiammatori cerebrali.
- Le vitamine del gruppo B (presenti in cereali integrali e legumi) sono fondamentali per la produzione di energia e la sintesi dei neurotrasmettitori.
Un piccolo aneddoto: una giovane paziente con forte stress da lavoro mi confessò di vivere “a caffè e biscotti”. Abbiamo inserito frutta secca, cioccolato fondente e tè verde nelle sue pause quotidiane.
Dopo qualche settimana, mi disse:
“Non pensavo che cambiare tre snack potesse cambiare così tanto il mio umore.”
Un esempio perfetto di come un gesto alimentare consapevole possa trasformarsi in un atto di cura.
3.5 Prevenzione e supporto nelle patologie croniche
Numerose evidenze scientifiche confermano che i nutraceutici e gli alimenti funzionali possono contribuire in modo significativo alla prevenzione e al supporto delle malattie croniche come diabete, ipertensione e obesità.
Gli antociani
dei frutti di bosco migliorano la sensibilità insulinica.
Le fibre solubili di avena e legumi
rallentano l’assorbimento del glucosio.
I polifenoli dell’uva e della mela
riducono lo stress ossidativo e l’infiammazione, due meccanismi chiave in molte patologie croniche.
L’acido alfa-lipoico e la curcumina
hanno effetti antinfiammatori e migliorano la funzione endoteliale.
Tuttavia, sottolineo sempre ai pazienti che questi alimenti non sostituiscono le terapie mediche, ma ne potenziano l’efficacia.
Il vero valore sta nella sinergia tra nutrizione e medicina, un approccio integrato che mette al centro la persona, non solo la malattia.
Questa struttura, adattata ai gusti e alle esigenze personali, aiuta a mantenere stabili i livelli di insulina e a evitare le “montagne russe” glicemiche che peggiorano i sintomi della PCOS.
I benefici dei nutraceutici e degli alimenti funzionali sono la dimostrazione che il confine tra “nutrizione” e “cura” è sempre più sottile.
Attraverso il cibo e i suoi principi attivi, possiamo davvero costruire una salute duratura e consapevole — un investimento quotidiano per il futuro del nostro benessere.
4. La visione clinica della Dott.ssa Cecchetti: nutraceutici nella pratica quotidiana
4.1 Come inserisco i nutraceutici nei piani alimentari personalizzati
Quando ricevo un nuovo paziente nel mio studio, la prima cosa che spiego è che non esiste una “ricetta universale” per la salute. Ogni organismo è unico, con esigenze nutrizionali, ritmi e risposte metaboliche differenti. Per questo motivo, il mio approccio ai nutraceutici è sempre personalizzato e basato su evidenze scientifiche.
Inizio sempre con una valutazione accurata dello stile di vita, dell’alimentazione abituale e delle condizioni cliniche. Solo dopo aver analizzato la situazione nel complesso, posso stabilire se e quali nutraceutici possano rappresentare un supporto efficace.
Per esempio:
In un paziente con colesterolo elevato,
potrei consigliare un piano alimentare ricco di fibre solubili, avena e olio extravergine, eventualmente associando un nutraceutico a base di fitosteroli e riso rosso fermentato, ma solo dopo aver valutato attentamente la tolleranza individuale;
In un caso di sindrome del colon irritabile
invece, potrei suggerire l’uso di probiotici specifici (come Lactobacillus plantarum o Bifidobacterium infantis), accompagnati da un piano nutrizionale FODMAP personalizzato;
Nei soggetti con affaticamento cronico o ridotta concentrazione,
può essere utile un supporto con vitamine del gruppo B, magnesio e coenzima Q10, ma sempre in un contesto di riequilibrio generale dell’alimentazione.
Amo dire ai miei pazienti:
“Il nutraceutico non è la bacchetta magica, ma il tassello giusto nel mosaico del tuo benessere.”
4.2 Esempi “da studio”: quando il paziente trae beneficio da un approccio integrato
Ci sono casi clinici che mi restano particolarmente impressi, perché rappresentano perfettamente la sinergia tra nutrizione e scienza.
Uno di questi riguarda una signora di 62 anni, affetta da ipertensione lieve e in sovrappeso. Rifiutava l’idea di assumere subito farmaci e desiderava migliorare i suoi valori con la sola alimentazione. Abbiamo impostato un piano che prevedeva:
- uso quotidiano di olio extravergine d’oliva crudo,
- aumento del consumo di pesce azzurro (due volte a settimana),
- introduzione di aglio nero fermentato e integratori di omega-3 ad alta purezza.
Dopo due mesi, la pressione arteriosa era stabilizzata e il colesterolo LDL ridotto del 15%. La paziente mi disse:
“Dottoressa, per la prima volta mi sento parte attiva della mia salute.”
Un altro caso riguarda un giovane uomo di 35 anni, sportivo, ma con stanchezza costante e difficoltà di recupero. Gli esami rivelarono carenza di magnesio e ferro. Insieme abbiamo introdotto:
- un’alimentazione più ricca di cereali integrali, legumi e semi,
- e un nutraceutico a base di magnesio pidolato e ferro bisglicinato, forme più biodisponibili./li>
4.3 L’importanza dell’ascolto e della personalizzazione: non esiste un nutraceutico universale
Una delle sfide più grandi nel mio lavoro è educare alla consapevolezza. Oggi il mercato dei nutraceutici è in piena espansione, e non è raro che i pazienti arrivino con l’idea che “basta una capsula naturale” per risolvere tutto.
In realtà, il concetto di benessere va costruito con equilibrio:
“Un nutraceutico efficace nel paziente A può essere inutile o addirittura controproducente nel paziente B.”
Ecco perché ritengo fondamentale ascoltare il corpo, interpretarne i segnali e scegliere in modo mirato. A volte basta correggere l’alimentazione, altre volte serve un piccolo aiuto nutraceutico per accelerare un processo di recupero. L’obiettivo non è mai “aggiungere qualcosa”, ma ripristinare l’armonia tra ciò che assumiamo e ciò di cui l’organismo ha davvero bisogno.
Personalizzare significa anche considerare:
- età, stato ormonale e stile di vita;
- farmaci in uso e possibili interazioni;
- microbiota intestinale e stato infiammatorio di base.
Quando queste variabili vengono rispettate, il nutraceutico diventa un intervento di precisione capace di restituire energia, equilibrio e benessere duraturo.
In definitiva, il mio approccio clinico ai nutraceutici si basa su un principio chiaro: la salute è un percorso, non un prodotto.
Accompagnare il paziente in questo percorso significa educarlo, renderlo protagonista e aiutarlo a capire che la vera prevenzione inizia ogni giorno, a tavola.
5. Sicurezza e regolamentazione
5.1 Normativa europea e italiana sui nutraceutici e sugli alimenti funzionali
Nel mondo dei nutraceutici e degli alimenti funzionali, la sicurezza è un aspetto fondamentale. Sebbene si tratti di sostanze di origine naturale, è importante ricordare che “naturale” non significa automaticamente “sicuro”.
Per questo motivo, l’Unione Europea e il Ministero della Salute italiano hanno stabilito norme precise per garantire la qualità e la correttezza delle informazioni fornite ai consumatori.
I nutraceutici, pur non essendo classificati come farmaci, rientrano nella categoria degli alimenti o integratori alimentari con finalità salutistiche. In Italia, la loro regolamentazione fa riferimento al Decreto Legislativo 169/2004, che recepisce la Direttiva Europea 2002/46/CE.
Questo decreto stabilisce che:
- i prodotti nutraceutici devono contenere sostanze sicure e autorizzate;
- devono rispettare limiti di dosaggio stabiliti per vitamine, minerali e principi attivi;
- ogni claim (affermazione di salute) presente sull’etichetta deve essere scientificamente validato e approvato dall’EFSA (European Food Safety Authority).
Un esempio concreto: se un produttore vuole scrivere “la vitamina C contribuisce alla normale funzione del sistema immunitario”, può farlo solo se la sostanza è presente in quantità sufficiente a garantire quell’effetto, secondo le linee guida EFSA.
Al contrario, diciture come “cura il raffreddore” o “combatte l’infiammazione” non sono ammesse, perché implicano un effetto farmacologico.
Nel mio lavoro, quando consiglio un nutraceutico, mi assicuro sempre che sia registrato nel registro del Ministero della Salute, che riporti chiaramente i dosaggi e che sia prodotto da aziende certificate secondo le norme GMP (Good Manufacturing Practices).
5.2 Etichette, dosaggi e qualità del prodotto: come leggere le informazioni corrette
Una parte importante dell’educazione alimentare è insegnare ai pazienti a leggere le etichette. Spesso i prodotti sul mercato hanno confezioni accattivanti e slogan promettenti, ma non sempre contengono ciò che dichiarano in modo efficace o sicuro.
Ecco cosa consiglio di controllare sempre:
| Elemento da controllare | Perché è importante |
|---|---|
| Elenco degli ingredienti e principio attivo | Deve essere chiaro, con indicazione della sostanza e della sua concentrazione (es. “Curcumina 500 mg” e non solo “estratto di curcuma”). |
| Standardizzazione dell’estratto | Un estratto standardizzato garantisce la stessa quantità di principio attivo in ogni dose. È un parametro di qualità che distingue i prodotti seri da quelli commerciali. |
| Dosaggio consigliato e avvertenze | Ogni nutraceutico deve riportare la dose giornaliera raccomandata e le eventuali controindicazioni (es. non assumere in gravidanza o in concomitanza con anticoagulanti). |
| Presenza di certificazioni | Marchi come GMP, ISO 22000, HACCP o Made in Italy controllato sono indicatori di affidabilità. |
Durante le mie consulenze, chiedo spesso ai pazienti di portare con sé il prodotto che utilizzano, così da verificarne insieme la qualità. A volte basta leggere con attenzione l’etichetta per scoprire che un prodotto apparentemente “potente” contiene dosaggi troppo bassi per avere un reale effetto fisiologico.
5.3 Interazioni con farmaci e limiti di assunzione
Uno degli aspetti meno conosciuti ma più importanti è il rischio di interazioni tra nutraceutici e farmaci.
Anche se i nutraceutici sono di origine naturale, alcuni principi attivi possono interferire con l’assorbimento, il metabolismo o l’efficacia dei farmaci.
Ecco alcuni esempi comuni che spiego spesso ai miei pazienti:
- Il ginkgo biloba può aumentare il rischio di sanguinamento se assunto insieme a farmaci anticoagulanti o antiaggreganti.
- La curcuma può ridurre l’assorbimento del ferro e potenziare l’effetto di farmaci ipoglicemizzanti.
- L’iperico (Erba di San Giovanni) può alterare il metabolismo di alcuni farmaci antidepressivi o contraccettivi orali.
- L’assunzione eccessiva di vitamina D o selenio può portare a effetti tossici, se non monitorata.
Per questo motivo, sottolineo sempre l’importanza di non assumere nutraceutici in autonomia, ma di farlo sotto la guida di un professionista. Solo una valutazione clinica completa permette di comprendere se un nutraceutico sia realmente utile o, al contrario, potenzialmente rischioso.
Nel mio studio adotto una regola chiara:
“Se un prodotto non ha dati di sicurezza certi o evidenze cliniche solide, non entra nella prescrizione.”
La prevenzione non può prescindere dalla sicurezza.
I nutraceutici e gli alimenti funzionali sono strumenti potenti, ma solo se utilizzati con competenza, moderazione e consapevolezza.
L’educazione alla lettura, alla scelta e alla corretta assunzione di questi prodotti è parte integrante del mio lavoro come biologa nutrizionista: perché la salute nasce dall’informazione, prima ancora che dalla nutrizione.
6. Come scegliere i nutraceutici in modo consapevole
6.1 Valutare le esigenze individuali: consultare il professionista
Oggi il mercato dei nutraceutici è in costante crescita e, di pari passo, aumenta anche la confusione tra i consumatori. Pubblicità, influencer e promesse “miracolose” rischiano di far credere che basti una compressa per risolvere stanchezza, stress o gonfiore.
In realtà, la scelta di un nutraceutico deve sempre partire da un’analisi personale e scientifica, non da un trend.
Nel mio studio, quando un paziente mi chiede consiglio su un nutraceutico, parto da tre domande fondamentali:
- Qual è l’obiettivo reale? (es. migliorare il tono energetico, ridurre il colesterolo, sostenere il sistema immunitario).
- Qual è la condizione di partenza? (stato nutrizionale, eventuali carenze o patologie).
- Cosa dice la ricerca scientifica? (esistono evidenze solide sull’efficacia e sicurezza di quel principio attivo?).
Solo incrociando questi tre aspetti è possibile individuare un nutraceutico utile e sicuro.
In altre parole, il nutraceutico giusto non è quello “di moda”, ma quello che si adatta al tuo corpo, al tuo stile di vita e al tuo obiettivo di salute.
Un esempio pratico: una persona sedentaria e stressata, che dorme poco e ha carenza di magnesio, trarrà più beneficio da un supporto a base di magnesio e vitamine del gruppo B, piuttosto che da un prodotto “energizzante” con caffeina e guaranà.
La personalizzazione fa la differenza tra supportare il corpo e sovraccaricarlo inutilmente.
6.2 Falsi miti e marketing: cosa evitare
Uno dei miei compiti più importanti come biologa nutrizionista è aiutare i pazienti a riconoscere i falsi miti. Negli ultimi anni, il termine “nutraceutico” è diventato una calamita commerciale: lo troviamo ovunque, anche su prodotti che in realtà non possiedono alcuna attività funzionale comprovata.
Ecco alcune delle trappole più comuni che consiglio di evitare:
Falsi miti da sfatare sui nutraceutici
❌ “Naturale = sicuro”
Molti pensano che un prodotto naturale sia privo di rischi. In realtà, alcuni estratti vegetali possono interagire con i farmaci o provocare effetti collaterali se assunti in eccesso.
❌ “Più dosaggio = più efficacia”
Un dosaggio elevato non aumenta automaticamente i benefici, anzi: può ridurne l’assorbimento o sovraccaricare fegato e reni.
❌ “Funziona per tutti”
Ogni persona risponde in modo diverso: quello che ha funzionato per un amico o un influencer potrebbe non avere alcun effetto su di te.
❌ “Integratori dimagranti” o “brucia-grassi”
Sono tra i più pubblicizzati, ma la scienza dimostra che nessun nutraceutico fa dimagrire da solo. Possono al massimo coadiuvare un percorso alimentare bilanciato, non sostituirlo.
Nel mio lavoro mi piace spiegare che un buon nutraceutico non è quello che promette miracoli, ma quello che rispetta la fisiologia e lavora in silenzio nel tempo. I risultati più duraturi sono quelli che arrivano dalla costanza, non dalla fretta.
6.3 Focus pratico: esempi di prodotti realmente efficaci in base alle evidenze scientifiche
Senza entrare nel merito dei marchi commerciali, è utile conoscere alcune categorie di nutraceutici che hanno solide basi scientifiche e che, se usati correttamente, possono offrire benefici concreti:
- Omega-3 (EPA e DHA) → riducono trigliceridi e infiammazione sistemica.
- Curcumina → potente antinfiammatorio naturale, utile nel supporto articolare e digestivo.
- Coenzima Q10 → migliora la produzione di energia cellulare e riduce la stanchezza.
- Probiotici e prebiotici → riequilibrano il microbiota intestinale e migliorano l’assorbimento dei nutrienti.
- Fitosteroli → aiutano a ridurre il colesterolo LDL, se assunti in modo regolare.
- Vitamina D e magnesio → sostengono immunità, metabolismo e benessere neuromuscolare.
Un principio che ripeto spesso ai miei pazienti è: “Prima scegli la qualità, poi la quantità.”
Preferire pochi prodotti ben formulati, certificati e clinicamente testati, piuttosto che una lunga lista di integratori di dubbia provenienza, è il primo passo verso una nutrizione intelligente e sostenibile.
Un piccolo episodio che racconto spesso: una giovane donna mi mostrò una borsa piena di integratori acquistati online. Erano oltre dieci prodotti diversi, molti dei quali con principi attivi sovrapposti. Dopo un’attenta revisione, le lasciai solo tre nutraceutici mirati, adattati al suo piano alimentare. Dopo un mese, mi disse con sollievo:
“Dottoressa, ho più energia, spendo la metà e finalmente so perché prendo quello che prendo.”
Questo è il vero obiettivo: consapevolezza e semplicità.
Scegliere i nutraceutici in modo consapevole significa imparare ad ascoltare il proprio corpo, affidarsi a dati scientifici e non alle mode. Solo così possiamo trasformare la nutraceutica da tendenza commerciale a strumento reale di salute e prevenzione.
7. Conclusioni
Ogni giorno, nel mio lavoro di biologa nutrizionista, vedo confermata una verità semplice ma potentissima:
la salute si costruisce a tavola, con consapevolezza e costanza.
I nutraceutici e gli alimenti funzionali rappresentano una delle più belle evoluzioni della scienza dell’alimentazione moderna. Non sono una moda, ma un ponte tra nutrizione e medicina, un modo per utilizzare i doni della natura con il rigore della ricerca scientifica.
La loro forza non sta nel “miracolo”, ma nella coerenza con i meccanismi del corpo umano, che riconosce e utilizza questi composti per riequilibrarsi, difendersi e rigenerarsi.
Nel mio studio, mi capita spesso di dire ai pazienti che il nutraceutico ideale non è quello che promette risultati in una settimana, ma quello che lavora silenziosamente nel tempo, sostenendo l’organismo in modo naturale.
Ogni miglioramento — un intestino più regolare, una mente più lucida, un cuore più sano — nasce da una scelta quotidiana fatta con cura.
“Mangiare bene non significa rinunciare, ma scegliere con intelligenza ciò che ci fa stare meglio.”
Ecco perché considero i nutraceutici come strumenti educativi, prima ancora che terapeutici. Aiutano a comprendere come ogni molecola del cibo — un polifenolo, un probiotico, un acido grasso — possa dialogare con il nostro corpo, attivando meccanismi di protezione e benessere.
È un modo per tornare alle origini della salute, quando il cibo era davvero medicina e la cura passava attraverso la conoscenza.
Inoltre, può aiutare tenere un diario alimentare; come usarlo e come trarne vantaggio in un percorso nutrizionale viene spiegato qui: “Come Usare il Diario Alimentare per Mangiare Meglio“
Ma per ottenere questi benefici, serve una guida consapevole.
Un professionista qualificato può:
- valutare se un nutraceutico è davvero necessario,
- adattarne la scelta alla fisiologia individuale,
- e garantire che venga integrato correttamente nella dieta e nello stile di vita.
Solo così il nutraceutico diventa parte di un percorso di salute personalizzato, non di una collezione di prodotti “naturali”.
Concludendo, credo fermamente che il futuro della nutrizione sia integrato e olistico: un approccio che unisce alimentazione, movimento, equilibrio emotivo e — quando serve — un supporto nutraceutico mirato.
Un futuro in cui il paziente non subisce la cura, ma la costruisce ogni giorno, con le proprie scelte. E come amo dire durante le mie consulenze:
“Non esiste una pillola che possa sostituire un piatto equilibrato, ma esistono cibi e nutrienti che possono cambiare davvero la nostra vita.”
8. FAQ sui nutraceutici e alimenti funzionali
Bibliografia
- Kalra EK. Nutraceutical—Definition and Introduction. AAPS PharmSci. 2003;5(3):E25. (Springer Nature)
- Diplock AT, Aggett PJ, Ashwell M, Bornet F, Fern EB, Roberfroid MB. Scientific Concepts of Functional Foods in Europe: Consensus Document. Br J Nutr. 1999. (Cambridge University Press & Assessment)
- European Parliament; Council of the European Union. Regulation (EC) No 1924/2006 on nutrition and health claims made on foods. Official Journal of the European Union. 2006. (EUR-Lex)
- European Parliament; Council of the European Union. Directive 2002/46/EC on the approximation of the laws of the Member States relating to food supplements. Consolidated version (consultata 26/11/2025). (EUR-Lex)
- Repubblica Italiana. Decreto Legislativo 21 maggio 2004, n. 169. Attuazione della direttiva 2002/46/CE relativa agli integratori alimentari. Gazzetta Ufficiale n.164 del 15/07/2004. (Normattiva)
- European Commission. Regulation (EU) No 686/2014 amending conditions of use of health claims related to plant sterols/stanols and lowering LDL-cholesterol. Official Journal of the European Union. 2014. (EUR-Lex)
Colesterolo: valori, rischio cardiovascolare, calcolo LDL
- Mach F, Baigent C, Catapano AL, et al. 2019 ESC/EAS Guidelines for the management of dyslipidaemias: lipid modification to reduce cardiovascular risk. Eur Heart J. 2019;41(1):111–188. (OUP Academic)
- Friedewald WT, Levy RI, Fredrickson DS. Estimation of the concentration of low-density lipoprotein cholesterol in plasma, without use of the preparative ultracentrifuge. Clin Chem. 1972;18(6):499–502. https://doi.org/10.1093/clinchem/18.6.499 (OUP Academic)
Fitosteroli: efficacia, claim, sicurezza
- EFSA NDA Panel. Scientific Opinion on modification of conditions of use of an authorised Article 14 claim related to plant sterols/stanols and lowering blood LDL-cholesterol (EFSA Journal 2012;10(5):2693). (efsa.onlinelibrary.wiley.com)
- EFSA. Plant stanol esters and reduction of blood LDL-cholesterol concentrations (EFSA Journal). (European Food Safety Authority)
- Ras RT, Geleijnse JM, Trautwein EA. LDL-cholesterol-lowering effect of plant sterols and stanols across different dose ranges: a meta-analysis of randomised controlled studies. Br J Nutr. (Cambridge University Press & Assessment)
- Mayo Clinic Proceedings (review). Efficacy and Safety of Plant Stanols and Sterols in the Management of Dyslipidemia (meta-analisi; riduzione LDL ~10% con ~2 g/d). Mayo Clin Proc. (mayoclinicproceedings.org)
Fibre viscose (beta-glucani, psillio): LDL e claim
- EFSA NDA Panel. Scientific Opinion on beta-glucans and maintenance of normal blood cholesterol concentrations (EFSA Journal 2010;8:1885).
- Jovanovski E, Shahen Y, Zurbau A, et al. Effect of psyllium (Plantago ovata) fiber on LDL cholesterol and alternative lipid targets: systematic review and meta-analysis of RCTs. Am J Clin Nutr. 2018.
- (Review) Nature / Eur J Clin Nutr. Time- and dose-dependent effect of psyllium on serum lipids in hypercholesterolemic patients.
- (Systematic review) Gholami et al. Psyllium supplementation and lipid profiles: systematic review and dose–response meta-analysis. J Health Popul Nutr. 2025. (Springer Nature)
Strategie dietetiche “funzionali” (Portfolio Diet, approcci integrati)
- Jenkins DJA, Kendall CWC, Marchie A, et al. Effects of a dietary portfolio of cholesterol-lowering foods vs lovastatin on serum lipids and C-reactive protein. JAMA. 2003;290(4):502–510. (JAMA Network)
- Jenkins DJA. A dietary portfolio: maximal reduction of LDL-cholesterol with plant sterols, soy protein, viscous fibre, and nuts. Curr Atheroscler Rep. 2004. (Springer Nature)
- Chiavaroli L, Nishi SK, Khan TA, et al. Portfolio Dietary Pattern and Cardiovascular Disease: Systematic review and meta-analysis of controlled trials. Prog Cardiovasc Dis. 2018. (ScienceDirect)
Grassi “buoni”, olio EVO e polifenoli
- Guasch-Ferré M, et al. Olive oil intake and risk of cardiovascular disease and mortality: systematic review and meta-analysis. BMC Med. 2014;12:78. (Springer Nature)
- (Review) Protective effects of oleic acid and polyphenols in extra virgin olive oil on cardiovascular risk (meccanismi: infiammazione, stress ossidativo, endotelio). J Food Bioact. 2023. (ScienceDirect)
- Santomauro F, et al. Olive oil polyphenols improve HDL cholesterol and promote LDL protection from oxidative damage: systematic review/meta-analysis. Metabolites. 2023;13(12):1187. (MDPI)
- EFSA (application/claim dossier). Phenolic compounds in olive oil and lowering of blood LDL-cholesterol / systolic blood pressure (EFSA Journal 2025;9470). (efsa.onlinelibrary.wiley.com)
Omega-3 (contesto cardiometabolico, trigliceridi)
- American Heart Association (Science Advisory). Omega-3 Fatty Acids for the Management of Hypertriglyceridemia (riassunto ACC). 2019. (American College of Cardiology)
Probiotici, microbiota, intestino e immunità
- FAO. Probiotics (Food safety and quality – overview). (FAOHome)
- Hansen EB, et al. Criteria to qualify microorganisms as “probiotic” in foods and dietary supplements. Front Microbiol. 2020. (Frontiers)
- Vighi G, et al. Human gut-associated lymphoid tissues (GALT): diversity, structure, and immune regulation (review). Cell Mol Gastroenterol Hepatol. 2021/2022. (Nature)
- Ford AC, et al. Strain-specific and outcome-specific efficacy of probiotics for IBS: systematic review/meta-analysis. EClinicalMedicine (Lancet). 2021. (The ancet)
- Frontiers. Efficacy of Probiotics for Irritable Bowel Syndrome: Systematic Review and Network Meta-analysis. Front Cell Infect Microbiol. 2022. (Frontiers)




