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Correlazione tra il diabete mellito di tipo II e il microbiota intestinale

Correlazione tra il diabete mellito di tipo II e il microbiota intestinale

Tabella dei Contenuti

Il diabete mellito di tipo II.


Il diabete mellito di tipo II è una malattia cronica caratterizzata dall’iperglicemia, condizione in cui
si riscontrano valori elevati di glucosio, cioè zucchero, nel sangue. Tale patologia è caratterizzata
da due tipi di alterazioni che riguardano l’insulina, un ormone prodotto dal pancreas, fondamentale per mantenere nella norma i livelli di glucosio nel sangue.

Tali alterazioni possono agire singolarmente oppure, come accade nella maggior parte delle circostanze, tendere a sommarsi l’una all’altra. La prima anomalia è data da un deficit di secrezione di insulina: il pancreas produce un’insufficiente dose di ormone necessario ad abbassare la concentrazione di glucosio presente nel circolo sanguigno.

La seconda è l’insulino-resistenza che si verifica quando le cellule dell’organismo risultano meno sensibili all’azione dell’ormone insulina e quindi assorbono meno glucosio. In questo caso il rilascio di insulina è in dosi adeguate ma il glucosio circolante nel
sangue rimane alto.


Il diabete di II tipo è un disturbo complesso influenzato da componenti sia genetiche che ambientali e diventato un importante problema di salute pubblica in tutto il mondo (Qin J., 2012).

Si tratta di una malattia in continua crescita. Secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità i
diabetici nel mondo, oggi più di 346 milioni, sono destinati a raddoppiare entro il 2030.

Il microbiota umano e intestinale.

Il corpo umano è popolato da una vastità di batteri, virus e altri organismi eucarioti unicellulari. L’insieme dei microrganismi che vivono in simbiosi con il loro ospite è definito microbiota umano e colonizza ogni superficie dell’organismo: la pelle, il cavo orale, il tratto respiratorio, urogenitale e gastrointestinale. Quest’ultimo è di gran lunga l’organo più popolato da microbi.

L’interazione costante fra l’essere umano e i microrganismi residenti nell’intestino risulta solitamente favorevole alla salute dell’ospite. L’eubiosi, cioè equilibrio tra le specie batteriche intestinali può tuttavia essere messo in crisi da diversi fattori interni ed esterni.  

La correlazione. 

Numerosi sono gli studi che forniscono evidenza di una correlazione tra il microbiota intestinale e malattie metaboliche come il diabete di tipo II. Diversi studi metagenomici sostengono che gli individui diabetici hanno una composizione del microbiota intestinale alterata rispetto agli individui non diabetici (Rosina P. et al., 2020). Generalmente gli individui affetti da diabete di II tipo presentano una comunità microbica intestinale limitata nel numero e nelle specie.

Ad esempio, è stato dimostrato che la quantità di batteri (del phylum Firmicutes e della classe Clostridia) è significativamente ridotta nell’intestino dei pazienti diabetici (Qin J. et al., 2012). Inoltre, in alcuni pazienti diabetici di tipo II è stata identificata un’elevata concentrazione di imidazolo propionato, una sostanza alterante la capacità delle cellule dei vari distretti corporei di rispondere all’insulina (Simon MC et al., 2015; Serena S., 2019). Questa molecola viene prodotta anche da alcuni batteri della flora intestinale che si trova in stato di disbiosi, cioè di disequilibrio

La prevenzione.


Lo stato di disbiosi intestinale appena citato è caratterizzato dalla perdita di stabilità del microbiota e da segni, sintomi di malessere nell’individuo. Questo stato di squilibrio dei microbi intestinali può essere determinato da diversi fattori endogeni come l’età, il sesso, le caratteristiche genetiche dell’ospite e fattori esogeni come l’assunzione di farmaci, l’uso eccessivo di antibiotici, l’esagerata igiene personale, le infezioni, i fattori ambientali, lo stress, la dieta (Ferraris et al., 2020). Quest’ultima può avere un impatto non solo diretto sull’ospite ma anche indiretto attraverso il microbiota intestinale. I nutrienti, derivati dall’assunzione alimentare raggiungono e influenzano l’ecosistema intestinale determinando così i cambiamenti del benessere ecologico batterico, nonché dello stato di salute dell’ospite.


Una dieta sbilanciata, alla occidentale, basata su un alto contenuto di grassi, carboidrati e zuccheri e da un basso apporto di fibre modifica in negativo il nostro microbiota intestinale. Questi tipi di alimentazione instaurano preoccupazione crescente per la salute perché oltre a provocare cambiamenti nell’architettura e nella composizione del microbiota intestinale sono fortemente associate all’obesità, al diabete di tipo II, all’infiammazione. 

Dovremmo riflettere e rivalutare il nostro modo di mangiare e di vivere. Dovremmo porre tra le nostre priorità il benessere dell’intestino! Svolgere del regolare esercizio fisico aerobico e adottare un’alimentazione sana e ben bilanciata con alimenti a basso indice glicemico risultano essere due principali strategie efficaci per la prevenzione e il trattamento di disbiosi e di malattie correlate. Iniziare ad esempio a seguire una dieta Mediterranea è il primo passo per indurre il microbiota allo stato di equilibrio e di protezione intestinale. 

Un ulteriore aiuto terapico può essere dato dall’integrazione di prebiotici, sostanze organiche capaci di stimolare selettivamente la crescita e l’attività di un numero limitato di specifici batteri benefici per l’intestino. Modulando il microbiota intestinale è possibile ottenere un miglioramento del segnale insulinico e della sua produzione.  Il microbiota intestinale rappresenta la nuova frontiera per la prevenzione e la terapia delle principali malattie metaboliche come il diabete mellito (Hao Wu et al., 2020). Sfruttare queste conoscenze può aiutarci a trarre benefici salutari e a rimanere sani più a lungo!

Dott.ssa Ambra Matteazzi
Biologa Nutrizionista

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Ambra Matteazzi

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