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Dieta low-FODMAP per colon irritabile

Dieta low-FODMAP

Cos’è la dieta low-FODMAP

La dieta low-FODMAP (ideata e studiata alla Monash University in Australia) è un protocollo dietetico che prevede per un periodo limitato di tempo, la sostituzione di alimenti ad alto contenuto di FODMAP con quelli a basso contenuto, seguita da una reintroduzione graduale degli alimenti, prima eliminati sulla base della tollerabilità della persona.

Alcuni studi dimostrano che questo tipo di protocollo può risultare efficace per migliorare i sintomi in soggetti che soffrono di IBS (sindrome dell’intestino irritato) e disbiosi (in particolare SIBO).

Cosa sono i FODMAP

FODMAP è un acronimo inglese che sta per Fermentable, Oligosaccahrides, Disaccharide, Monosaccharide And Polyolis, ovvero oligosaccaridi (fruttani e galattani), disaccaride (lattosio) e monosaccaride (fruttosio) fermentabili e polioli (alcol-zuccheri).
Sono carboidrati a corta catena con la caratteristica di essere poco digeribili e/o assimilabili a livello del piccolo intestino oltre che ad essere molecole osmoticamente attive (capacità di richiamare acqua). Il ridotto assorbimento di queste molecole può essere dettato da vari motivi, ciò ne comporta una maggiore disponibilità per la flora batterica, causando un’iper-fermentazione di questi zuccheri ed un aumento di acqua a livello intestinale, determinando così i classici sintomi della sindrome dell’intestino irritato.

Sindrome dell’intestino irritato (IBS)

La sindrome dell’intestino irritato colpisce il 7-15% della popolazione, con maggior frequenza per il sesso femminile. Fa parte dei disturbi funzionali dell’apparato gastrointestinale (FGIDs), ovvero patologie che derivano dal prodotto della combinazione di fattori biologici, psicologici e sociali che interagiscono fra loro. La caratteristica di queste patologie è che non esiste un test specifico per individuarle, infatti, la diagnosi viene effettuata per esclusione, ovvero dopo aver ottenuto esiti negativi ai test per le patologie con sintomi affini.

I sintomi caratteristici di questa patologia sono rappresentati dalla presenza di dolore o fastidio addominale, alvo alterato (diarrea, stipsi o misto), gonfiore addominale, flatulenza eccessiva e distensione addominale.

Come già detto la causa è multifattoriale e non è ancora ben chiara.

Tra i possibili meccanismi troviamo: infiammazione della mucosa intestinale, post-infezione di tipo batterico/virale probabilmente come conseguenza dell’uso di farmaci, genetiche ed ereditarie, problematiche psicosociali, alterazione della flora intestinale.

Come funzionano i FODMAP?

In base alla diversa lunghezza della catena queste molecole hanno un diverso tipo di assorbimento intestinale e quindi un effetto differente.

  • Oligosaccaridi: ne fanno parte i fruttani e i galatto-oligosaccaridi (GOS). Sono molecole a lunga catena di base poco assorbite a livello intestinale poiché gli esseri umani non presentano l’enzima necessario per digerirli. Per questo motivo arrivano inalterati a livello del colon, dove vengono fermentati dalla flora batterica. In condizioni ottimali, promuovendo la crescita di specie benefiche, sono quindi considerati prebiotici.
    Dove li troviamo? Alcuni alimenti ricchi di queste molecole sono cipolla, carciofi, aglio, porro, topinambur, cavoletti di bruxelles, cicoria, cavolo, alcuni tipi di legumi, anacardi, pistacchi, alcuni cereali come il frumento, farro, orzo, segale e farine annesse.
  • Disaccaride: il lattosio. Nei soggetti dove è assente o c’è una ridotta attività della lattasi, ovvero l’enzima in grado di digerire questa molecola, si verifica un minor assorbimento favorendo i sintomi dell’IBS.
  • Monosaccaride: il fruttosio. Il suo assorbimento è influenzato dalla quantità. Se consumato in eccesso aumenta la sua concentrazione a livello intestinale, perché meno assorbito. Questo comporta un maggior richiamo di acqua a livello intestinale causando diarrea/alterata motilità intestinale.
    Tra gli alimenti con maggior concentrazione di questa molecola troviamo la mela, pera, mango, frutta disidratata, concentrati frutta, succhi di frutta, dolcificanti come il miele, sciroppo di fruttosio, sciroppo di mais.
  • Polioli: tra questi troviamo il sorbitolo, mannitolo, xlitolo e maltitolo. Anche in questo caso sono molecole che vengono assorbite lentamente a livello del piccolo intestino e se consumati in eccesso permangono all’interno del lume intestinale, richiamando acqua e determinando un effetto lassativo, oltre che una distensione dell’intestino e produzione di gas e gonfiore a causa dell’iper-fermentazione. Queste molecole sono naturalmente presenti in alcuni ortaggi come mele, albicocche, pere, pesche, prugna, anguria, cavolfiore, funghi, piselli, taccole.

Come impostare la dieta

Il protocollo si compone di tre passaggi fondamentali:

  • Fase 1: solitamente dura 2-6 settimane e prevede la sostituzione degli alimenti ad alto contenuto di FODMAP con quelli a basso contento.
  • Fase 2: mira ad una reintroduzione graduale e personalizzata degli alimenti prima eliminati. Lo scopo di questa fase è individuare quale sottogruppo di FODMAP è in grado di determinare i sintomi e in quale quantità.
    Si procede quindi con l’inserimento di singoli alimenti o sottogruppi per alcuni giorni consecutivi in quantità crescente monitorando la risposta ai sintomi. Questa risulta essere la fase più lunga poiché graduale e sempre dettata dalla tollerabilità specifica della persona.
  • Fase 3: prevede una dieta libera, ovvero il recupero delle abitudini alimentari prima della fase 1, ma consapevole. Analizzando la seconda fase è possibile fare una distinzione tra gli alimenti più e meno tollerati e in particolare la quantità in grado di provocare i sintomi.

    L’obiettivo è quindi ritornare ad avere una dieta varia, ma senza sintomi.

È bene da ricordare che questo tipo di protocollo prevede un’iniziale fase di eliminazione. Per questo motivo è assolutamente da evitare il “fai da te”, che può portare a carenze nutrizionali nel lungo periodo. La migliore scelta infatti è affidarsi ad un professionista!

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