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Feste di Natale e disturbi alimentari

l'immagine di due ragazze che mangiano dolci a natale

Per molte persone il periodo natalizio è sinonimo di festa, gioia e condivisione. Per molti, ma non per tutti.

La famiglia potrebbe non essere per tutti un luogo in cui sentirsi accolti, amati, compresi e l’idea di dover passare “forzatamente” molto tempo insieme, potrebbe essere fonte di ansia e tristezza.
Ancora più complessa è la situazione di chi soffre di un disturbo alimentare o di chi sta vivendo un rapporto conflittuale con il proprio corpo o il proprio peso.
È così che invece di chiedersi: “Quale regalo riceverò?”, “Chissà cosa mi racconteranno i miei zii?”, molte persone si trovano a chiedersi: “Oddio! Chissà quanto ci sarà da mangiare?!”, “Riuscirò a controllarmi?”, “Chissà quanto mi troveranno ingrassato/a i miei parenti?”, “Si accorgeranno di quanto (non) mangio?”
Eh sì, perchè purtroppo per chi soffre di un disturbo alimentare, le occasioni sociali in cui è presente la condivisione dei pasti sono sempre un momento di ansia, angoscia e vergogna, figurarsi in un periodo come questo in cui si concentrano tanto cibo e tanta condivisione!
Qualunque sia il problema, la paura di mangiare troppo, di poter perdere il controllo o di aumentare di peso, è innegabile che spesso le festività mettano a confronto con tanta disponibilità di cibo e con l’opportunità, se non proprio l’obbligo, di mangiare diversamente da come siamo abituati. In questo modo il focus si sposta nuovamente sul cibo, su come gestirlo, su come evitare di ingrassare, di mandare a rotoli quanto conquistato alimentando ansia, insicurezze e vergogna.
Per non parlare dei commenti, spesso inconsapevoli, sul piattoMa mangi ancora?!”, sul corpo o sul ciboDa domani, dieta!” a cui potremmo venire esposti in questi giorni. Questi commenti, spesso ingenui, rischiano di provocare un effetto domino, per cui la persona continua a rimuginare su quanto detto, senza riuscire a dare il giusto peso a una frase detta di sfuggita e senza pensare.

Ma come possiamo affrontare questi giorni se soffriamo di un disturbo alimentare?

Ecco alcuni consigli:

  1. Se sei già seguito da un professionista (psicologo, nutrizionista) confrontati con lui/lei: parlarne è il primo passo, esprimere le proprie paure aiuta a esorcizzarle e a prepararsi un piano d’azione. Ricordati! In queste occasioni potenzialmente di disagio, in cui senti di dover uscire dalla comfort zone, non serve fare gli eroi. Non chiedere a te stesso/a più di quanto ti senti di affrontare, solo per non dispiacere la nonna che ha preparato le lasagne con tanto amore! Sicuramente la priorità per le persone che ti vogliono bene è che tu sia sereno/a, non quanto mangi. E se così non fosse, cerca di fare in modo che diventi la tua di priorità.
  2. Pianifica: i marinai in mezzo alla tempesta, non cambiano rotta! Si attengono scrupolosamente alla pianificazione che avevano fatto quando erano calmi, non in mezzo al mare in tempesta. Cerca di ottenere più informazioni possibili su come si svolgerà il pranzo, in modo da avere la sicurezza di un piano B, C… Insomma, qualcosa che ti faccia sentire di poter scegliere.
  3. Partecipa: se te la senti, partecipa alla pianificazione e alla preparazione dei pasti. Questo potrebbe aiutarti a sentirti coinvolto e a non vivere il cibo come kcal ma come condivisione.
  4. Qualunque cosa succeda, non rovini nulla: non sono certo un paio di pasti fuori da quanto abbiamo pianificato a compromettere il nostro peso o la bontà del percorso che stiamo facendo. E anche se dovesse capitarti di abbuffare, non preoccuparti e non giudicarti. Prova piuttosto a capire cosa ti abbia messo in difficoltà: avevi ristretto troppo nei giorni precedenti? Ti eri prefissato una regola, ad esempio di NON mangiare assolutamente un cibo che ti piace e poi l’hai fatto? Le emozioni ti hanno sopraffatto?
    Cerca di capire cosa puoi imparare da questo episodio per farne tesoro la prossima volta. Un singolo evento non porta ad aumentare di peso e non è il focus di queste giornate, cerca piuttosto di non perdere le speranze e di non vedere come tutto rovinato, perchè è proprio il senso di impotenza che può rendere più probabile il ripetersi di comportamenti disfunzionali connessi al cibo.
  5. Evita di pesarti: la tendenza potrebbe essere quella di controllare il peso, come indicatore fedele del nostro comportamento o dei cambiamenti che potremmo avvertire perchè ci sentiamo più gonfi e pesanti. Un peso preso frequentemente non è un indicatore affidabile di effettive variazioni, ma non fa altro che mantenere attive le preoccupazioni che ci ingabbiano in un rapporto doloroso con il nostro corpo e con il cibo
  6. Ascoltati e cerca di sintonizzarti su quello di cui hai bisogno: cerca di capire cosa ti può fa stare bene e come regalarti momenti di cura e gentilezza. Concentrati sui tuoi segnali di fame e sazietà.
  7. Cerca degli alleati: se possibile parla con le persone che hai vicino, chiedi il loro aiuto per gestire la situazione, magari ti aiuteranno a fare le porzioni oppure riusciranno a fare da filtro al commento inopportuno della zia di terzo grado!

Come possiamo aiutare un nostro caro o un partner che soffre di DCA a passare questi momenti con più serenità?

Due sono le parole d’ordine che ci vengono in aiuto anche in questo caso:

  1. Informarsi: Prima dei pranzi e delle cene è buona cosa informarsi sul menù proposto. Sapere che cibi saranno offerti può aiutare molto perché una persona può decidere con calma cosa mangiare, cosa no ed eventualmente anche a portarsi qualcosa da casa.
  2. Pianificare i pasti aiuta infatti a vincere l’ansia nei confronti del cibo. Se invitate a casa una persona con DCA, potreste informarvi preventivamente con quali cibi si sente più a suo agio e prepararli come portata per tutti gli invitati, in modo da non far sentire la persona interessata diversa o esclusa. Una buona cosa potrebbe anche essere offrire i cibi in modalità buffet, in modo da permettere ad ognuno di scegliere quali cibi consumare e in quali quantità.

Infine una cosa molto importante è quella di evitare qualsiasi commento sull’aspetto fisico della persona e sulle quantità di cibo che sta mangiando. Anche un piccolo commento detto in buona fede può mettere molto a disagio l’interessato e rovinare completamente la giornata.

Infine, cerchiamo di promuovere un confronto aperto e non giudicante, in modo da consentire al nostro caro di sentirsi accolto e ascoltato nelle sue difficoltà. Questo consentirà a tutti di vivere questi giorni con più serenità, sentendosi di condividere non solo un regalo ma anche le difficoltà che insieme possono fare meno paura.

Questi sono solo alcuni dei consigli della nostra psicoterapeuta, la dott.ssa Marta Ferrari del team Psicologia Sana e della nostra nutrizionista, dott.ssa Anna Peronato del team di Nutrizione Sana, per affrontare le festività natalizie con più serenità e consapevolezza.

Se ti sei riconosciuto/a in alcune di queste situazioni o se pensi che una persona a te vicina stia soffrendo di un , non esitare a contattarci.

Dott.ssa
Marta Ferrari

Psicologa e Diet Coach

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